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Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Santuario di San Giacomo della Marca e Quercia di San Giacomo
Per iniziativa di San Giacomo della Marca, il 22 agosto 1449, grazie alla bolla di Papa Nicolò V, fu iniziata la costruzione del Convento e della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Il convento e la chiesa furono costruiti a spese della comunità: il primo nel mezzo di una selva, poi chiamata “Selva di San Giacomo”.
Dell’originaria struttura restano importanti tracce, quali una bifora nel muro tra l’abside e la sacrestia, un finestrone esterno, varie colonne e cornici. Per quanto concerne la chiesa, sul cui portale è inciso l’anno 1546 (il portone attuale, in legno, risale al 1585), la cappella al suo interno conserva un’immagine molto venerata della Madonna, in terracotta, risalente al ‘400, donata allo stesso San Giacomo dal cardinale Francesco Della Rovere. Nella cappella del Santo si conserva incorrotto il suo corpo, venerato e pregato da migliaia di fedeli.
Il chiostro, impreziosito da lunette affrescate che narrano la vita di San Giacomo della Marca, ospita, in una delle sale attigue, il Museo Sistino dedicato al Santo in cui sono esposte le sue vesti e oggetti religiosi.
Vicino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie si trova una quercia e a proposito di questa si narra che il piccolo Domenico (San Giacomo) inavvertitamente urtò una ghianda che non esitò ad interrare.
Il racconto continua narrando che, l’indomani nello stesso posto, non nacque una sola quercia, ma bensì un querceto, definito poi il querceto di San Giacomo perché fu proprio il santo a volere questo immenso polmone verde, di circa 400 querce che circondava l’antica area conventuale.
Una meraviglia della natura che per moltissimi anni ha garantito il sostentamento della comunità locale.
Il querceto monteprandonese terminò di vivere quando nel 1861, ad Unità d’Italia avvenuta, le aride e disumane dinamiche del progresso, volte a guadagni impensabili, decretarono il taglio delle meravigliose querce secolari, volute dal Santo, per realizzare le traverse della tratta ferroviaria che interessò anche la stazione di Centobuchi.
Purtroppo delle quattrocento querce tagliate ne è rimasta solo una a riprova dell’esistenza dello stupendo querceto. Venne chiamata la Quercia di San Giacomo. Nel 1973 però l’imponente pianta, con più di quattro secoli di vita, perse la sua rigogliosa chioma a causa di un violento fulmine.
La testimonianza della natura prodigiosa dell’unica quercia rimasta la si ha due anni dopo, quando nel 1975 inspiegabilmente alla sommità del tronco si genera un cipresso che in molti attribuiscono alla volontà di San Giacomo della Marca.