Ancona Napoleonica
Audioguida
Introduzione
Ancona è fortemente legata alla figura di Napoleone Bonaparte che ha lasciato un'impronta indelebile sulla sua storia e sul suo patrimonio culturale. Tra gli eventi da sottolineare: - la nascita della Repubblica Anconitana (1796-1798), i cui principi erano ispirati ai valori della Rivoluzione francese; - il cosiddetto “miracolo mariano” della Cattedrale di San Ciriaco del 25 Giugno 1796; l'assedio del 1799 (18 Marzo - 13 Novembre) che vide contrapporsi, da una parte contingenti russi, turchi, austriaci e insorgenti al comando del generale Giuseppe La Hoz (ferito negli scontri e deceduto probabilmente nella Villa Lollini di Pietralacroce) e, dall'altra, l'esercito napoleonico con gli alleati Cisalpini; - il Regno d'Italia napoleonico (1808-1815) con la permanenza ad Ancona di numerosi esponenti dei cosiddetti “Napoleonidi”, inclusi il viceré Eugenio di Beauharnais e il futuro imperatore Napoleone III, ben oltre la fine dell'Impero Napoleonico e con ruoli e contributi legati alla successiva fase risorgimentale; - la presenza in città di numerosi siti e oggetti legati all'epopea napoleonica, alcuni scomparsi e altri tuttora esistenti pur in vario stato di conservazione, dal Forte Cardeto al Fortino napoleonico di Portonovo; - infine, le testimonianze scritte lasciate dallo stesso Napoleone. Dalla descrizione che il Bonaparte stesso fa della città in una delle sue lettere alla moglie Joséphine alla corrispondenza che il futuro imperatore intrattenne con il Direttorio nel 1797 a proposito dell'importanza e della funzione del porto dorico e del ruolo strategico della città. Per questo il Comune di Ancona ha deciso, nel 2024, di aderire alla Federazione Europea delle Città Napoleoniche che già conta più di 50 città rappresentative di dodici diversi Paesi europei, valorizzando così il patrimonio storico, artistico, architettonico e culturale dorico. Questo progetto è stato realizzato con il supporto dell'intelligenza artificiale generativa per la produzione degli audio, delle animazioni e delle traduzioni.
Madonna del Duomo
Il dipinto, del XVI secolo e di autore ignoto, si trova nel transetto sinistro della Cattedrale di San Ciriaco. Oggi è custodito in un’edicola votiva di marmo, realizzata su disegno di Luigi Vanvitelli. La vicenda del “miracolo del Duomo” nasce dagli esiti della pace di Bologna che concedeva ai francesi il possesso di Ancona. La gente accorse in Cattedrale per pregare l’immagine sacra affinché li proteggesse dal pericolo imminente. Il 26 Giugno 1796 alcune popolane, inginocchiate davanti all’altare, iniziarono a rumoreggiare sostenendo che la Madonna avesse mosso gli occhi. La voce si sparse e subito iniziò un pellegrinaggio verso la Cattedrale. L’11 Febbraio 1797 Napoleone, alloggiato a Palazzo Trionfi, venuto a sapere del miracolo, convocò i due canonici della Cattedrale incaricati della manutenzione dell’altare e formulò loro le accuse di impostura, tese a fomentare il popolo contro i francesi. “Qui la gente è piena di paura”, scrisse non a caso Napoleone a Giuseppina Il 10 Febbraio. I due religiosi rigettarono le accuse e riuscirono a convincere il generale a esaminare egli stesso la Sacra Immagine. L’ispezione fu fissata per la sera del giorno successivo quando il quadro fu portato a palazzo Trionfi e esposto su di un tavolo. Il generale prese in mano la tela che era stata tolta dalla cornice e la privò della corona di perle per darla, a suo dire, in dote ad una povera fanciulla. In quel momento gli astanti scorsero un turbamento nel volto del Generale il quale, successivamente, incalzato dai canonici acconsentì alla ricollocazione del quadro nella sua postazione originaria, a patto che venisse coperto con un velo, da togliersi solamente il sabato durante la recita del Rosario e, per tutta la giornata, solo nelle maggiori festività.
L'assedio del 1799 e “i turisti della guerra”
Nel 1799 la città rimase sotto assedio per otto mesi. Da una parte russi, turchi, austriaci e l'esercito insorgente dei “guerriglieri della montagna” guidati da Giuseppe La Hoz; all'interno delle mura 2.500 uomini tra francesi, cisalpini e romani. L'assedio divenne un sanguinoso show a uso e consumo di “turisti della guerra” che si radunavano sulle alture attorno al capoluogo della marca per assistere a bombardamenti, attacchi e contrattacchi. Tra questi il conte Monaldo Leopardi, padre del poeta che, secondo quanto scrive nella sua Autobiografia, litigò con la moglie, comprensibilmente preoccupata, per aver deciso di recarsi da Recanati ad Ancona proprio per assistere a questo evento: “vedere e divertirsi” secondo una moda che aveva trasformato quel campo di battaglia in “una villeggiatura per la provincia intera”.
La Cittadella
La fortezza rinascimentale è il luogo simbolico dell'occupazione francese di Ancona e dell'assedio del 1799. Opera di Antonio da Sangallo il Giovane (la costruzione va dal 1532 al 1538). Durante l'assedio fu quartier generale di Jean-Charles Monnier, comandante della piazzaforte e del consiglio di guerra. Era il bastione principale del sistema difensivo di Ancona e fulcro del potere militare cittadino. Oggi è sede del Segretariato dell'Iniziativa Adriatico-Ionica. Nell'area adiacente al lato sud orientale della Cittadella venne realizzato anche un campo trincerato, anch'esso teatro di scontri nel corso dei vari assedi attorno alla città e oggi Parco della Cittadella, oltre all'altrettanto vicina Lunetta Santo Stefano.
Lunetta Santo Stefano
Costruita dai francesi nell'anno dell'assedio e poi distrutta dagli austriaci nel 1815 è una fortificazione in parte tuttora visibile passando a margine dell'omonima porta dove si può ammirare il sistema di tunnel e il dente a protezione del fossato. La lunetta perse la sua funzione nei primi decenni del Novecento quando furono parzialmente abbattute le mura che la collegavano al Cardeto. Successivamente, la proprietà passò al Comune di Ancona, che la detiene ancor oggi.
Pietralacroce e Giuseppe la Hoz
L'uomo che più cattura l'immaginario legato alle vicende dell'assedio è il capo degli insorgenti, Giuseppe La Hoz de Ortiz, nato nel milanese nel 1769 e morto ad Ancona il 29 Settembre 1799. Prima ufficiale austriaco poi filo francese, infine, a capo delle truppe sanfediste dei cosiddetti “guerriglieri della montagna” contro Napoleone. La Hoz era “uomo di spada”, eccellente condottiero al quale si attribuiscono intenti proto risorgimentali volti all'unificazione della penisola (ma sotto l'egida della croce). Sarà ferito a morte, durante una sortita sul Monte Pulito, dai suoi ex compagni cisalpini e poi portato nel casino di sua residenza che potrebbe coincidere con la Villa Lollini di Pietralacroce, dove spirò. Il capo degli insorgenti è sepolto nella Basilica di Loreto e il quartiere di Pietralacroce è oggi ricco di testimonianze storiche, incluse lapidi e fortificazioni.
Forte Cardeto
Sito sulla sommità del Colle Cardeto, il forte, svolgerà un ruolo importante nell'assedio del 1799, almeno nella versione iniziale di “opera da campagna in tripla cinta”. In quella zona operavano i reparti cisalpini (filo francesi) di Domenico Pino. A Napoleone fu sottoposto un piano di difesa della città basato su di un forte sul Cardeto ma mostrò non di non condividere il progetto. Secondo il còrso, il forte doveva avere un solo fronte d’attacco mentre i rimanenti lati erano difesi naturalmente dalla falesia sul mare e dalle pendici del colle. Seguendo queste indicazioni, il genio francese predispose il progetto esecutivo realizzato a partire dal 1809. Passato di competenza della Marina militare, nel secondo dopoguerra sulla sommità vi fu installata una stazione radar mentre il versante ovest fu abbandonato e venduto al Comune. Attualmente rimane una piccola porzione in uso alla Marina mentre la sezione principale delle strutture fortificate rientra nel Parco del Cardeto.
Polveriera Beato Amedeo
Si trova nel campo Trincerato della Fortezza, l'attuale “Parco della Cittadella”, e fu realizzata tra il 1811 e il 1812, durante l'occupazione francese della città, in una conca ricavata alle pendici orientali del colle. Poteva contenere 430.000 chilogrammi di polvere da sparo e 21.400.000 di cartucce. Il progetto si deve al capitano del Genio militare Gouville e fu redatto nel 1811 secondo i criteri dettati dal marchese di Vauban, uno dei più grandi ingegneri militari di tutti i tempi. E’ stata intitolata al duca di Savoia Amedeo IX che regnò dal 1465 al 1472 conducendo una politica sempre soggetta ai voleri della Francia. Negli anni Settanta del Novecento, in seguito all’abbandono della Cittadella, da parte dell’esercito, la polveriera, per un periodo, fu in uso presso la sezione anconetana dell’Unione Italiana Tiro a Segno. Attualmente è in stato di abbandono anche se la struttura si presenta sostanzialmente integra.
I “Napoleonidi”
Ad Ancona e nelle Marche agirono, nel corso dei decenni successivi all'epopea napoleonica e ben dentro il processo risorgimentale, i cosiddetti “napoleonidi”, ossia discendenti, per via diretta o indiretta, della famiglia dell'Imperatore. Tra questi l'ex regina d'Olanda Hortense Eugénie Cécile Bonaparte, nata de Beauharnais e figliastra di Napoleone I (figlia della sua prima moglie, Giuseppina di Beauharnais), assieme al figlio Carlo Luigi Napoleone, futuro imperatore Napoleone III. Ortensia visse fino al 1831 nel Palazzo dell'Appannaggio mentre i napoleonidi erano impegnati in cospirazioni varie contro le potenze legittimiste e la Chiesa.
Palazzo dell'Appannaggio
Non più esistente e sito, in origine, a margine della piazza intitolata a J. F. Kennedy, fu costruito nel 1789 in occasione della riorganizzazione dello spazio all’ingresso della città in coincidenza con la nuova strada proveniente da nord. Inizialmente ospitò un albergo per poi divenire sede amministrativa dell’Appannaggio Reale dove si gestivano i beni ecclesiastici che Napoleone aveva sottratto alla chiesa per destinarli al mantenimento del viceré d’Italia Eugenio Beauharnais e della sua corte, da qui il nome “Appannaggio”. Il palazzo ospitò varie volte il principe Eugenio e, fino al 1831, anche il futuro imperatore Napoleone III con la madre Ortensia, sorella di Eugenio, venuta in aiuto del figlio compromesso nei moti rivoluzionari di quell’anno. Dopo l’Unità divenne sede della Banca Nazionale poi Banca d’Italia (sede definitiva). Rinnovato negli anni Venti del XX secolo dall'architetto anconetano Guido Cirilli, fu completamente demolito e ricostruito dopo i danni dell'ultima guerra.
Palazzo Trionfi
Non più esistente, il palazzo era sito nell'odierna piazza della Repubblica, un tempo piazza Umberto, e ancor prima Piazza del Teatro. Costruito a partire dal 1750, frutto dei fasti della ricca famiglia Trionfi, Il palazzo si affacciava sulla piazza del Teatro delle Muse. Era un palazzo sontuoso, contava 158 vani dei quali 25 tra saloni e camere da letto più una cappella privata. Oltre alla famiglia Trionfi, ospitò insigni personaggi di passaggio in città tra cui lo stesso Napoleone, Gioacchino Murat e i principi reali della Casa Savoia. Frazionato tra vari eredi, nel 1938 fu ceduto a diversi acquirenti. Durante il bombardamento del 25 Aprile 1944 fu colpito nella parte prospiciente lo scalo Vittorio, lasciando scoperto lo scalone monumentale. Dopo la liberazione, su disposizione del comando alleato, fu demolito per agevolare l’ingresso al porto.
Villa di Colle Ameno
Sita in località Torrette, fu costruita nel 1795 per ospitare il soggiorno estivo della nobile famiglia anconetana dei Camerata. Situata su un rilievo prospiciente il mare, si eleva per quattro piani uniti tra loro da uno scalone di tipo vanvitelliano. La villa è circondata da un ampio parco da cui parte un collegamento sotterraneo che porta direttamente alla spiaggia. I conti Camerata erano noti ad Ancona per essere filo francesi (Antonio Camerata fu podestà di Ancona durante il Regno d’Italia). Quando il viceré Eugenio Beauharnais visitò Ancona, il 27 Ottobre 1810, fu ospite nella villa. Il legame con i Bonaparte proseguì: il 17 Novembre 1824 il conte Filippo Camerata - Passionei sposò Elisa Napoleona Baciocchi, figlia della sorella di Napoleone, Elisa, che venne a vivere ad Ancona. Dopo aver svolto la funzione di educandato per le fanciulle con il nome di “Stella Maris”, la villa fu abbandonata a causa del terremoto del 1972. In seguito fu acquistata dall’Arcidiocesi che la trasformò in centro pastorale. Attualmente è adibita a casa per ferie.
Fortino Napoleonico
Sito nella Baia di Portonovo e realizzato nel 1811, è una costruzione in pietra bianca del Conero a forma di pentagono. Tutto il fronte d’attacco è munito di feritoie per il posizionamento dei cannoni. Il forte poteva ospitare 600 militari e faceva parte di una serie di fortificazioni che i francesi avevano costruito o potenziato nel territorio anconetano. La guerra in corso tra l’Impero Francese e l’Inghilterra aveva comportato infatti il blocco dei porti dell’Adriatico, mare in cui frequenti erano le incursioni delle navi inglesi di base nell’isola di Lissa. Per impedire ai vascelli britannici di approvvigionarsi di acqua dolce presso la fonte di Portonovo, la difesa della baia, fino ad allora costituita da una sola torre, fu rinforzata con la costruzione del fortino utilizzando probabilmente le pietre del monastero dei benedettini che si trovava a fianco della chiesa di S. Maria. Il 2 Maggio 1811 gli inglesi tentarono di sbarcare nella baia ma furono respinti dalla guarnigione. Pesantemente restaurato (praticamente ricostruito) negli anni Sessanta del XX secolo, ora è sede di un albergo e ristorante.
Vino la Hoz e vincisgrassi
Dall'assedio del 1799 scaturì anche una leggenda metropolitana, quella dei vincisgrassi, emblema della cucina marchigiana. Il nome, secondo fonti bibliografiche o informazioni reperibili sul web, deriverebbe dall'opera di una cuoca anconetana che avrebbe ideato questo piatto in onore del generale austriaco Windischgraetz e Windisch-Graetz, uno degli ufficiali vincitori. Ma in realtà questo generale nel 1799 aveva solo dodici anni! Sul versante enologico va poi segnalata l'esistenza del La Hoz rosé, metodo classico dell'azienda vinicola di Cupramontana Umani Ronchi, realizzato solo con uve Montepulciano della zona del Conero e dedicato naturalmente al “coraggioso eroe impegnato nella liberazione dell'Italia occupata e morto in battaglia nel 1799 sotto le mura di Ancona”.
I francesi e il Guado
Il guado (Isatis tinctoria) è un’erbacea originaria del Caucaso e dell’Asia Centrale, presente in Europa fin dalla preistoria. Il pigmento che ne deriva, di tonalità dall’azzurro cielo al turchese fino al blu cobalto, è stato storicamente usato sia in tintoria che in pittura. A partire dal 1806, Napoleone emanò una serie di decreti volti a colpire l’economia inglese, con cui si vietava l’importazione di alcune merci, incluse quelle coloniali. Uno degli esiti del Blocco Continentale fu l’arresto delle importazioni di indaco che serviva per la tintura di filati e tessuti. L’impero francese propose così di riprendere la coltivazione del guado. Oggi il colorante Blu di guado è attivo nelle Marche grazie alle indicazioni riportate in un documento di istruzione napoleonico, e nella bottega-laboratorio di Tintura, in piazza del Plebiscito 26 ad Ancona, è possibile conoscere la storia di questo affascinante colore e le interazioni del guado con la città.