Marano: Il borgo
Audioguida
La rocca
Il castello di Marano, nella sua struttura medioevale, nasce probabilmente nell’VIII secolo d.C., in seguito alla distruzione dell’antica Cupra Marittima per opera delle varie incursioni barbariche. Marano era, all’epoca, di ridotte dimensioni, limitato alla zona più elevata del colle, più o meno alla zona oggi detta della Rocca, presumibilmente protetto da una semplice palizzata. Alla fine del XII secolo iniziò ad assumere un assetto edilizio simile a quello odierno con una piccola fortezza nella zona più difesa e alta del colle, di forma trapezoidale con due torri agli angoli verso est e una grande torre quadrata verso ovest, di cui solo le prime due, ormai visibili e notevolmente modificate nel corso degli anni. Durante il XVIII secolo al posto degli edifici attigui alla fortezza fu costruito un casino da caccia, ancora presente e di attuale proprietà della famiglia Grisostomi. La rocca è stata in seguito modificata con l’aggiunta di due porte: quella verso occidente detta della Rocca e quella ad oriente chiamata di S. Maria per la vicinanza all’omonima chiesa.
S.Maria in Castello
La prima notizia riguardante la Chiesa romanica è contenuta in un documento redatto nel 1227 però le sue origini sono più antiche. Per un breve periodo è stato custodito in questa chiesa il corpo di San Basso, vescovo martire patrono di Cupra Marittima. Il martire fu traslato in questa chiesa dall’antica Pieve nel sec. X, quando questa venne abbandonata dai benedettini. Da documenti posteriori è attestata come chiesa matrice di Castel Marano, ma la qualifica, e con essa la riscossione dei benefici detti “di Santa Lucia e Santa Caterina”, cessa con la costruzione della chiesa di San Basso sempre sul borgo di Marano. Nel 1330 e, successivamente, alla fine dello stesso secolo, la chiesa di Santa Maria in castello subisce profondi restauri. Nel 1614 la sua struttura si mostra talmente fatiscente che il vescovo ne ordina la riduzione della lunghezza. Dopo la metà dell’Ottocento l’edificio diviene di proprietà comunale. Nel 1872 diventa nuovamente parrocchiale e vi resta fino al 1888. La chiesa versa in stato di totale abbandono fino agli anni trenta, quando diviene proprietà privata assieme alla villa attigua. Nel 1946 inizia un consistente restauro, terminato nel 1948. La facciata esterna, lungo la parete meridionale sulla strada pubblica ornata da un elegante portale semigotico, viene rimaneggiata in minima parte. Sotto il cornicione del tetto è per buona parte reintegrata la serie di archetti pensili a tutto sesto e viene costruito ex novo un piccolo campanile a vela per sostenere le campane. All’interno la chiesa conserva tre grandi arcate polilobate sorrette da colonnine in cotto, di stile moresco, ricollegabili direttamente alla presenza saracena, viva nel territorio fino ai primi anni del sec. XIII. In passato Santa Maria veniva denominata “Chiesa di San Filippo” in ricordo del Beato Antonio Grassi, padre filippino, antenato dell’odierna famiglia di proprietari dello stabile ed effigiato sulla tela posta sopra l’altare laterale. Il dipinto occupa oggi lo spazio che nel XV secolo era riservato al dipinto Madonna con Bambino e Santi Basso e Sebastiano di Vittore Crivelli, attualmente conservato nella chiesa dei Santi Basso e Margherita a Cupra Marittima. La chiesa, attualmente, è proprietà privata ed è chiusa al culto.
Notizie storiche su Cupra Marittima
Cupra Marittima rappresenta un caso unico tra i centri compositi della costa marchigiana, per la mancanza di sovrapposizioni tra gli insediamenti preistorico, romano, medievale, moderno e contemporaneo. Ogni zona testimonia per diversi secoli una civiltà e una presenza specifica. La parte moderna (Cupra Marittima) è distesa lungo il mare; quella medievale (i castelli di Marano e S. Andrea) su due colli sovrastanti e quella romana (Cupra Marittima) è posta a circa 1500 metri a nord dell’attuale centro. Oltre ad avere avuto insediamenti in epoca preistorica, dimostrati dai ritrovamenti di manufatti litici nella zona settentrionale del territorio, è presente, nell’antichità, la popolazione picena dal IX al III secolo avanti Cristo. Sconfitti i Piceni (268 a.C.), Cupra Marittima diviene una colonia romana e l’ager cuprensis venne identificato con la Regio V Picenum famosa per la produzione di olio, olive e commercio marittimo. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, i barbari irruppero: Cupra fu saccheggiata molte volte e subì la dominazione di Bizantini, Longobardi e Franchi, finché nel IX secolo i Mori la distrussero. I cuprensi si ritirarono sulle alture dando vita a Castrum Maranum ( Marano: il nucleo difensivo più forte), a Castel Sant’Andrea e a Castel Boccabianca, i tre colli presenti ancora oggi nello stemma cittadino. Nel 1076 Marano divenne libero comune sotto la protezione della vicina Fermo alla quale doveva versare le tasse: un bue e una scrofa ogni anno. Sono di questo periodo i monumenti più significativi: la chiesa romanica di Santa Maria in Castello (edificata prima del 1200), il Palazzo Sforza (del XV secolo), le mura di cinta e le torri (costruite a partire dal 1100). È in questo periodo che tra i documenti storici si trovano tracce sui rapporti commerciali dei naviganti di Marano e dei pescatori di Sant’Andrea, con Venezia, Chioggia, Sebenico, Durazzo. Gli anni a seguire non incideranno in modo significativo su quello che era già il profilo marinaro e commerciale del paese, ma a partire dalla seconda metà del XIX secolo sorge il nucleo originale del borgo Marina, arriva l’illuminazione pubblica, si ripristina l’antico nome di Cupra Marittima, si costruisce la ferrovia e la residenza del comune passa dal Paese Alto alla Marina. Significativa è la Piazza della Libertà che conserva ancora fedelmente l’assetto che le conferì alla fine dell’800 l’architetto Vespignani, con l’imponente scalinata ad ovest, in funzione di contrafforte della sovrastante chiesa dedicata ai Santi Basso e Margherita. Grazie al progetto del Sacconi è stata invece realizzata l’elegante torretta dell’orologio che campeggia sul palazzo comunale. Arriviamo agli inizi del Novecento quando il lungomare si popola di tipici villini in stile Liberty, un moderno stabilimento bagni per accogliere i primi turisti: erano i primi passi dell’economia turistica con un incremento occupazionale non solo per i marinai, ma anche per i commercianti (fabbriche di liquori, ghiaccio, mattoni e mattonelle) e piccole industrie locali come quella dei bachi da seta. Tale incremento viene frenato e in parte interrotto dalle due guerre mondiali, ma il paese tornerà a rifiorire anche ad opera del dott. Ciccarelli che seguendo la tradizione di famiglia esporta nella città di Milano uno stabilimento per la produzione della Pasta del Capitano, ancora oggi i suoi prodotti portano nel mondo il nome di Cupra.
Museo del Teritorio - I Piceni
All’interno del palazzo Cipolletti, in passato una delle sedi comunali dell’antico paese di Marano, oggi è allestito il museo del territorio che conserva, tra vari reperti delle diverse epoche storiche, anche oggetti appartenuti all’età picena. I piceni sono un popolo italico che dal IX al III secolo a. C. visse nel territorio compreso tra i fiumi Foglia e Aterno (Marche e nord Abruzzo). Secondo la tradizione il popolo piceno ebbe origine da una primavera sacra che fece emigrare giovani provenienti dall’alta Sabina che giunsero nel versante adriatico, accompagnati da un picchio; per questo motivo, in epoca contemporanea, nello stemma delle Marche fu scelto come simbolo questo animale. La diffusione della civiltà picena segna il passaggio, in quest’area, dall’Età del Bronzo a quella del Ferro, nonché il passaggio alla Storia, con l’introduzione della scrittura. I Piceni, una volta stabilitisi in questa zona decisero che Ascoli sarebbe stata la propria capitale ed eressero nel territorio dell’odierna Cupra un importante santuario: quello appunto della dea Cupra. Il culto di questa dea richiama molti significati, era una divinità femminile, assimilabile alle Grandi Madri delle arcaiche civiltà mediterranee. In seguito questo culto assunse un carattere talmente forte che fu poi conservato dalla civiltà romana, subentrata a quella picena dal III secolo a.C., che ne modificò il nome assimilandola, probabilmente a Venere o alla Bona Dea. Proprio nel territorio di Cupra Marittima esisteva il santuario di questa importante dea e proprio in quest’area furono rinvenuti degli anelloni, detti anche armille, posti solo all’interno di tombe femminili, all’altezza del ventre delle donne, probabilmente come simbolo di fecondità e abbondanza. Si tratta di oggetti rituali, mai utilizzati in vita dalle defunte, ma che avevano valenze simboliche dopo la morte. Forse queste sepolture non appartenevano a semplici donne ma a sacerdotesse della dea Cupra.
Le mura
Molto probabilmente nel 1030 in osservanza agli ordini di papa Onorio II venne innalzata la prima recinzione a difesa del paese di Marano. Le mura definitive, secondo un documento, vennero edificate nel 1194 da Maria, figlia di Mainerio signore di Marano e suo marito Rinaldo da Falerone. Le mura furono probabilmente terminate intorno al 1200. In parte sono ancora visibili, ampliate e rinforzate nei secoli successivi mediante torri, feritoie e merli a coda di rondine, sono ancora integre le robuste torri di cui quella pentagonale in particolare è degna di rilievo. Le innovazioni del XV secolo derivate dall’affermarsi delle armi da fuoco non furono realizzate a Marano dove restò inalterata la cinta muraria medievale con alte cortine e spessori modesti sufficienti a difendere l’abitato dalle incursioni moresche, unico reale pericolo per questa zona. Per questo abbiamo ancora oggi una precisa testimonianza di fortificazione medievale in parte ancora conservata.
Palazzo Brancadoro - Sforza
La tradizione vuole che il noto condottiero Francesco Sforza avesse costruito questo palazzo mentre si trovava nelle Marche (1443-1451), secondo altri, il palazzo sarebbe stato costruito dai Brancadoro, ricca famiglia feudale fermana. Eretto nel XV secolo, su un edificio preesistente della fine del XIII secolo e riutilizzando anche vari materiali dell’antica città romana di Cupra, si eleva per tre piani. L’edificio è collocato nella parte alta di Marano ed è adiacente alla chiesa di Santa Maria in Castello. I grandi finestroni dei piani superiori sono ornati da una lunga cornice che corre lungo il perimetro della facciata, all’ultimo piano un piombatoio è sorretto da mensole di pietra. All’ultimo piano dell’ala settentrionale del palazzo si apre una loggetta in cotto. La sobrietà della struttura ne indica la funzione difensiva. Una tradizione racconta che il soprannome “Palazzaccio” derivi da un fatto di sangue avvenuto nel XV secolo che vide protagonisti due capitani maranesi, Pier Brunolo e Troilo, che vennero qui assassinati da Francesco Sforza su richiesta di Alfonso V d’Aragona.
I giardini di Marano
È il tipico giardino medievale, nato nei monasteri, dove veniva utilizzato per la coltivazione di piante alimentari e medicinali. Chiuso da quattro alte mura, sempre più spesso con una fontana al centro (simbolo di Cristo e fonte della vita), divenne rapidamente simbolo del paradiso perduto. In seguito una notevole influenza è stata esercitata dagli arabi che, oltre alla loro cultura, esportavano nuove varietà di cedri, aranci e limoni e le raffinate tecniche di irrigazione. Il loro gusto nel piantumare e crescere ulivi, melograni, mandorli, albicocchi, peri, e numerose varietà di agrumi si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo tanto che in dialetto siciliano i frutteti vengono ancora chiamati “giardini”, proprio per il loro aspetto ridente. Nel tardo medioevo, all’interno degli orti cominciano a comparire i primi segni del mutamento di sensibilità nella società del tempo, dei quali abbiamo testimonianza dai codici miniati: dame e cavalieri fanno la comparsa in questi primi giardini e godono dell’amor cortese. Il simbolismo originario che vuole l’hortus conclusus simbolo della sposa, della Chiesa e della Vergine Maria, trova le sue piante simboliche nella coltivazione delle rose (simbolo della Vergine e del sangue divino), del giglio (la purezza), della palma (giustizia e gloria). In questo caso ci troviamo davanti ad un esempio di giardino privato ricavato all’interno delle mura di un’antica casa in rovina, è visibile all’interno un pozzo medievale che richiama la fontana dei monasteri. Le essenze che possiamo ammirare negli orti di Marano sono principalmente agrumi e piante da frutto come fichi, viti, melograni e giuggiole; sono inoltre presenti palme, fichi d’india, agavi, erbe aromatiche come rosmarino, salvia, timo e piante decorative fiorite.
Porta da Sole
A sud di Marano, vicino alla chiesa dell’Annunziata, si apre la Porta da Sole detta così per la sua esposizione verso meridione. Ha la particolarità di possedere ancora gli antichi cardini. Restaurata nel XIV secolo, veniva chiamata anche porta di Santa Giuliana o di San Rocco, per la vicinanza a queste due chiese. Più raramente veniva detta porta San Patrizio in quanto dava sulla strada che conduce all’omonima chiesa. Si passava dalla Porta da Sole per raggiungere l’antica fonte di Marano anche detta “Fonte delle streghe”.
Porta Marina
Lungo le mura, verso est, anticamente era presente la porta di accesso originaria che era chiamata “Porta Maggiore” o “Portone” anche detta “Porta Vecchia”. Fu fatta murare dal cardinal Brancadoro per problemi di viabilità e riaperta nel 1827 poco più ad ovest. La nuova porta detta “della Marina” o “da Bora” a volte “ di San Giovanni” per la vicinanza alla chiesa omonima non più esistente, aveva murata, al culmine dell’arco a tutto sesto, una testina presumibilmente di epoca romana e che solo di recente si è scelto di rimuoverla. La via che parte da questa porta, scende verso la marina alleggerendo la pendenza della strada originaria grazie a una serie di tornanti.
Chiesa del Suffragio
La costruzione di un primo nucleo della chiesa del Suffragio, sede dell’omonima confraternita, risale al XVIII secolo. Nel secolo successivo la chiesa è stata oggetto di una consistente ristrutturazione. In seguito al terremoto del 2016 risulta chiusa al pubblico. Il suo interno è ad aula unica con presbiterio e navata, coperti da volte a botte. All’interno sono presenti due altari tardo barocchi. Superata una balaustra si trova l’altare maggiore costituito da un dossale pre-conciliare. Dall’altro lato, in controfacciata è presente una cantoria a balconata, in legno, sorretta da due colonnine che incorniciano l’ingresso.
Porta S. Maria
La porta Santa Maria è la più interna delle due porte della rocca: a ovest della porta si trovava la piccola fortezza, e ad est vi è la chiesa di Santa Maria in Castello, che diede il nome alla porta.
Chiesa dell'Annunziata
La chiesa della SS. Annunziata fu costruita nel 1512 al posto della chiesa di Santa Giuliana e accanto a quella di S.Rocco (non più esistente) ed era di proporzioni ridotte rispetto all’attuale. Nel 1522 venne costituita la Confraternita del SS. Rosario legata a questo luogo di culto. Al 1851 risalgono la gradinata d’ingresso e la realizzazione in pietra del portone realizzata dallo scalpellino Emidio Giovannozzi di Ascoli Piceno. Dal 1876 al 1888 la chiesa ha ospitato il corpo di S. Basso Martire patrono di Cupra Marittima e dal 1888 vi fu trasferita la giurisdizione della parrocchia dei S.S. Andrea e Gregorio Magno, chiesa presente anticamente nel castello di S. Andrea, franata un secolo prima. Nel 1973 la chiesa fu affidata, dall’allora parroco Di Girolami, ad un gruppo di giovani perché ne diventasse sede permanente di un Presepe Poliscenico. Il 5 Dicembre 1982 crollò il tetto della chiesa distruggendo completamente il Presepe Poliscenico, fortunatamente senza causare danni alle persone. Dal 1987 l’Associazione Amici del Presepio Permanente iniziò la ricostruzione della seconda edizione del Presepe e nel gennaio 1991 l’Associazione ricostituì e inglobò la vecchia confraternita nella “Confraternita del SS. Rosario e del Presepe Permanente”. La pala d’altare, attribuita a Gianfranco Guerrieri da Fossombrone (1589 – 1653), fu commissionata dalla Confraternita del SS. Rosario intorno al 1620 per chiudere la nicchia che ospitava la statua della Madonna in Trono con Bambino, una delle numerose statue donate dal Pontefice Pio V nel 1573 ai borghi dello Stato Pontificio affacciati sul mare Adriatico, per celebrare la vittoria della Battaglia di Lepanto (1571). La Pala raffigura la Madonna con Bambino, S. Domenico, S. Pio V e Santa Giustina da Padova tra confratelli, con i quindici Misteri del Rosario. Fu restaurata nel 1991 al suo posto oggi si trova una copia. L’opera originale attualmente è conservata all’interno della chiesa di San Basso.
Chiesa di S. Basso e Palazzo dei Priori
Nel consiglio comunale del 28 marzo 1832 si osserva: “la torre resta eretta sopra un arco ed è contrastata a levante dalla chiesa e dal portico annesso e dall’altra parte di ponente da questa pubblica casa comunale: presenta lesioni a levante e a ponente”. Dopo una serie successiva di crolli, che interessarono per diversi anni la parte scoscesa del colle, il 31 ottobre 1874 si deliberò la demolizione del palazzo dei Priori, della chiesa collegiata di San Basso e del campanile, perché giudicati non agibili a causa del cedimento del colle. Da questo momento iniziò lo sviluppo del paese verso la Marina. Quest’area anticamente ospitava la piazza Maggiore con un arco aperto verso il mare, per accedere alla piazza da sud si attraversava un’ arcata che sosteneva il bel campanile della chiesa di San Basso unito all’attiguo Palazzo dei Priori, che ospitava al piano terra diverse botteghe, di cui gli unici resti oggi visibili sono le costruzioni sottostanti al belvedere Calcagno. In origine la chiesa, di ridotte proporzioni, era dedicata a Santa Margherita e sorse intorno al XIII secolo. Nel 1238 a ridosso della chiesetta di Santa Margherita fu costruita la chiesa di San Basso, in seguito ampliata sotto il pievano Orazio Brancadoro. Alla metà del XV secolo avvenne la traslazione del corpo di San Basso dalla chiesa di Santa Maria in Castello alla chiesa di San Basso e Santa Margherita, ormai unite, in un altare laterale. Nel 1732 sotto il pievano Giovanni Possenti la chiesa venne modificata e fu destinata la cappella alla destra dell’altare maggiore per conservare il corpo di San Basso in un sarcofago marmoreo. In seguito alla sua demolizione fu ricostruita la chiesa di San Basso alla Marina (Cupra Marittima) riutilizzando alcuni degli arredi della chiesa di Marano, inoltre vi fu collocato definitivamente il corpo di San Basso dove tutt’ora si trova ed è venerato.