Gessopalena
Itinerario: Borgo
Il toponimo antico. L’origine del nome e dell’insediamento. Avversità.
Benvenuti a Gessopalena, un piccolo gioiello abruzzese situato nella provincia di Chieti. Questo borgo, che oggi conta circa 1200 abitanti, vanta una storia ricca e affascinante, che affonda le sue radici nei secoli passati. Gessopalena è insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile dal 2005, un riconoscimento importante per il sacrificio e la resilienza della sua comunità. Il territorio comunale si estende per oltre 31 chilometri quadrati, con un’altimetria che varia dagli 853 metri del Monte San Giuliano ai 237 metri della contrada Castellana. Anticamente, il borgo era conosciuto come “Monte pe’ la Terra”, un nome che richiama la tradizione linguistica del Regno di Napoli, dove il termine terra indicava i paesi, e i loro abitanti erano chiamati terrazzani. Nel corso del XVIII secolo, la popolazione iniziò a costruire nuove abitazioni al di fuori del centro storico, dando vita a un nuovo insediamento chiamato “Terranova”, che divenne il cuore abitato del borgo moderno. Ma perché si chiama Gessopalena? Il nome deriva dalla roccia su cui è costruito il borgo: il gesso. Si tratta di una roccia sedimentaria che si è formata dall’evaporazione di antiche acque marine e dolci. Nel tempo, il paese è stato chiamato in modi diversi, tra cui Terra Gypsi, Logissum, Gissi, Gipso de Domo e Gesso prope Palenam (Gesso vicino Palena), fino ad arrivare all’attuale Gessopalena, o Lu Jesse in abruzzese. Ancora oggi, il motto latino sullo stemma comunale recita “E proprio lapide”, ovvero “Dalla propria roccia”, un chiaro riferimento alla sua origine geologica. Gli abitanti, i gessani, amano anche definirlo Pretalucente o Petralucente (scritto separato oppure tutto attaccato), per via della selenite o specchio d’asino, un minerale che brilla alla luce del sole. Ora, andiamo ancora più indietro nel tempo per scoprire le sue origini! Le prime tracce storiche di Gessopalena risalgono al X secolo, quando il borgo veniva citato tra le proprietà dei monaci di Montecassino come Castellum de Gessi, una fortificazione costruita per controllare la valle dell’Aventino. Nel 1059, il paese viene nuovamente menzionato come Gipso de Domo. Nel corso dei secoli, Gessopalena ha fatto parte della Contea di Palena, fondata da Ferdinando d’Aragona, passando poi sotto il dominio di importanti famiglie nobiliari come i Di Capua e i Caracciolo, i quali detennero il titolo di Principi del Gesso fino alla fine del feudalesimo nel 1806. Tuttavia, il borgo ha vissuto anche momenti drammatici. Terremoti devastanti hanno colpito la zona nei secoli, tra cui quello di Santa Barbara del 1456, il terremoto della Maiella del 1706 e quello del 1933, che spinse molti abitanti a emigrare. Un altro evento tragico fu una grande frana, avvenuta tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, che formò l’attuale Valle Franata. Ma il colpo più duro per Gessopalena arrivò durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre del 1943, le truppe naziste distrussero completamente il borgo antico e si macchiarono del terribile eccidio di Sant’Agata, un evento che ha segnato profondamente la memoria del paese. Negli anni successivi, il vecchio borgo venne definitivamente abbandonato alla fine degli anni ‘50, ma negli anni ‘90 si decise di lasciarlo intatto, così come lo avevano ridotto le devastazioni della guerra. Oggi, questo luogo rappresenta una testimonianza storica e un monito per le generazioni future, un sito di memoria e riflessione che invita visitatori e giovani a non dimenticare il passato. Gessopalena è un borgo che unisce storia, cultura e resilienza. Continuate il vostro percorso per scoprirne ogni angolo e lasciarvi affascinare dalla sua straordinaria bellezza. .
Le caratteristiche geologiche del territorio
Gessopalena, un balcone naturale sulla Maiella! Da qui si può ammirare una delle viste più spettacolari del versante orientale del massiccio della Maiella, situato nell’Appennino abruzzese, al confine tra le province di Chieti, L’Aquila e Pescara. Guardando verso sud, si scorgono i monti Pizzi, i Frentani e le prime alture del Molise, mentre a est lo sguardo si apre sulla costa adriatica e sul mare. Tra i borghi visibili spiccano il suggestivo castello di Roccascalegna, il paese di Bomba – legato al celebre detto “Torniamo a Bomba” di Silvio Spaventa – oltre a Pennapiedimonte e Guardiagrele. Ci troviamo nella cosiddetta “Colata gravitativa dell’Aventino-Sangro”, una formazione geologica unica, caratterizzata da particolari argille chiamate tirrenidi. Queste si sono originariamente depositate nel Mar Tirreno e, prima che la Maiella emergesse, sono state spinte verso est dai movimenti tettonici. I geologi le definiscono argille oligoceniche o dell’Oligocene, note anche come argille scagliose o multicolori per la loro straordinaria varietà cromatica: dal rosso degli ossidi di ferro, all’azzurro dei composti di rame, fino al nero degli ossidi di manganese. In queste argille si trovano inglobati affioramenti rocciosi di varia natura – calcari, gessi, arenarie e marne – che sono stati trasportati qui dalle stesse forze tettoniche. Il risultato è un paesaggio affascinante e accidentato, tra i più particolari d’Italia. Su alcuni di questi affioramenti si sono sviluppati borghi medievali, come Gessopalena, Roccascalegna e Altino. Uno degli elementi più distintivi di Gessopalena è il grande masso di gesso del borgo vecchio, che si presenta come una sorta di enorme zattera adagiata su un mare di argille. In dialetto locale, l’argilla scagliosa è chiamata ceretane, un termine di origine greca che significa “terra per ceramica”. Le zone più erose prendono il nome di spinte o pulline, dal latino pullus, che richiama il colore scuro del terreno. Gli affioramenti rocciosi isolati sono invece detti morge – dal latino murex, ovvero scoglio o masso – oppure peschio o pesco, termine di origine prelatina. Uno dei simboli di Gessopalena è proprio La Morgia, un maestoso affioramento calcareo che si eleva a 827 metri sul livello del mare, regalando un panorama straordinario su tutto il territorio circostante. Godetevi la bellezza di questo paesaggio unico e lasciatevi affascinare dalla sua storia geologica millenaria!
La cultura del gesso, le cave e la lavorazione del minerale
A Gessopalena, la lavorazione del gesso ha origini antiche, probabilmente risalenti all’epoca romana. Per secoli, l’estrazione e la trasformazione di questa pietra sono state una risorsa fondamentale per gli abitanti, soprattutto per le fasce più povere della popolazione, che godevano del diritto comunale di cavarlo, lavorarlo e venderlo. Le cave di gesso si trovavano proprio sotto il grande masso del borgo antico. Il processo di lavorazione iniziava con la disidratazione della pietra, un’operazione essenziale per ottenere il materiale pronto all’uso. Ma come avveniva? Le pietre estratte venivano collocate all’interno di speciali fornaci, chiamate calecare, che potevano avere diverse forme e dimensioni. Per due giorni consecutivi, un fuoco costante, alimentato con legna e fascine, scaldava il gesso fino a eliminare l’acqua presente al suo interno. La qualità del prodotto finale dipendeva proprio dal grado di disidratazione raggiunto. Una volta “cotto”, il gesso veniva frantumato con grandi martelli di legno, poi setacciato fino a ottenere una polvere fine. A questo punto, il materiale era pronto per essere trasportato: veniva caricato sui basti di muli e asini, che lo portavano nei paesi vicini per essere venduto o utilizzato nei cantieri edili. Le persone che si dedicavano a questa attività erano conosciute come gessaioli, e per secoli l’estrazione, la trasformazione e la vendita del gesso hanno rappresentato una delle principali fonti di sostentamento per la comunità locale. Tuttavia, con il passare del tempo, questa tradizione è andata scomparendo, fino a cessare del tutto alla fine degli anni ‘70. Oggi, sebbene l’attività di cava non sia più praticata, la storia del gesso rimane parte integrante dell’identità di Gessopalena, testimoniata dai resti delle antiche fornaci e dalle tracce di un’arte che ha segnato il passato del borgo.
Palazzo Persiani
A Gessopalena, Palazzo Persiani è testimoniato già dal XVII secolo, anche se nel tempo ha subito ampliamenti e modifiche. È l’unico palazzo nobiliare ancora esistente nel centro storico, nonostante i danni riportati durante la Seconda Guerra Mondiale abbiano cambiato il suo aspetto originale. L’edificio colpisce per le sue dimensioni imponenti e per la presenza di numerosi ambienti, anche al piano terra, scavati direttamente nel gesso. In passato, questi spazi ospitavano un frantoio, le stalle e vari depositi, testimoniando la vita quotidiana di una dimora signorile. Ma chi erano i Persiani? La famiglia Persiani fu una delle più influenti del territorio, con personalità di spicco tra Ottocento e prima metà del Novecento. Tra loro ricordiamo: Raffaele Persiani, giurista, storico e bibliofilo, amico di Gabriele d’Annunzio e tra i fondatori della Deputazione Abruzzese di Storia Patria; Giuseppe Persiani, noto musicista e compositore; Carmine Persiani, esperto di agricoltura e malacologo – studioso e collezionista di conchiglie – oltre che raffinato letterato. A lui si devono importanti innovazioni in ambito agronomico. La prestigiosa biblioteca di Palazzo Persiani, che un tempo raccoglieva un vasto patrimonio culturale, è oggi parzialmente conservata nella Biblioteca Provinciale dell’Aquila. Passeggiando nei pressi di questo storico edificio, è possibile immaginare la vita di un tempo, quando il palazzo era un fulcro di cultura e innovazione nel cuore di Gessopalena.
Forno
Accanto a Palazzo Persiani si trova un’importante testimonianza della vita quotidiana del passato: l’antico forno, utilizzato per la cottura del pane. Esso rappresenta, insieme ai locali del frantoio e delle scuderie, uno dei principali ambienti produttivi dell’antico borgo di Gessopalena. Si compone di due locali, di modeste dimensioni, seppur funzionali allo sviluppo di un’attività produttiva. Si riconoscono al suo interno uno spazio adibito alla preparazione del pane, un altro alla cottura e alla vendita. Anche questi locali erano scavati nella roccia e sono la dimostrazione della tipica ed unica architettura rupestre del borgo. E’ evidente la capacità degli uomini di sfruttare le materie prime e le condizioni morfologiche del territorio, l’abilità di adattare il nucleo abitativo ad un ambiente apparentemente ostile sviluppando una tecnica edilizia peculiare per l’insediamento sulla rupe. .
La scalinata di Vico Morrone
La Scalinata di Vico Morrone è una meraviglia nascosta nel cuore di Gessopalena. Interamente intagliata nella roccia di gesso. Questa suggestiva scalinata è un vero e proprio esempio di integrazione tra l’opera dell’uomo e la natura. I suoi gradini sono stati scolpiti direttamente in un affioramento di macro-cristalli di selenite, che presentano una varietà di sfumature, con il nero come colore predominante. Questa particolare formazione macrocristallina era ben nota ai gessaioli del passato con il nome di gesso cervone, considerato il miglior materiale per la produzione della scagliola, una tecnica decorativa ottenuta attraverso un lungo processo di cottura nelle fornaci. Oggi, percorrere questa scalinata significa fare un viaggio nella storia della lavorazione del gesso, tra suggestioni geologiche e antichi saperi artigianali che hanno caratterizzato la tradizione di Gessopalena.
La Chiesa di Sant’Antonio e i ruderi del Palazzo Tozzi
All’ingresso del borgo di Gessopalena sorge una piccola, ma affascinante cappella neoclassica: la Chiesa di Sant’Antonio, conosciuta anche come Chiesa dei Tozzi. Fu costruita nella prima metà dell’Ottocento dalla famiglia Tozzi, non lontano dal luogo dove un tempo si trovava un antico edificio di culto, distrutto da una grande frana tra il XVIII e il XIX secolo. Accanto alla chiesa si trovava anche Palazzo Tozzi, residenza della famiglia, che però fu completamente raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale dalle truppe naziste. L’unico edificio risparmiato fu proprio la Chiesa di Sant’Antonio, che ancora oggi conserva la memoria di quel tragico periodo. La famiglia Tozzi annoverava tra i suoi membri figure di spicco, tra cui Gian Tommaso Tozzi, noto penalista e deputato del Regno d’Italia, eletto nel collegio di Gessopalena. Curiosamente, lo stesso collegio vide l’elezione anche del filosofo Bertrando Spaventa, fratello del celebre politico Silvio Spaventa. Oggi, la Chiesa di Sant’Antonio rappresenta una preziosa testimonianza storica, un piccolo gioiello architettonico che ha resistito alle vicende del tempo e della guerra.
I resti della Chiesa del Rosario
Tra i suggestivi ruderi della Chiesa del Rosario, ancora oggi è possibile scorgere la porta d’accesso, sopra la quale un tempo si ergeva un elegante campanile a vela. La chiesa custodiva una grande campana che nel 1830 venne fusa dai maestri campanari di Agnone. Durante questa operazione, gli abitanti di Gessopalena compirono un gesto di profonda devozione: gettarono nel bronzo fuso gioielli d’oro e d’argento, sia come atto di fede che per migliorarne la sonorità. Questa preziosa campana rimase in funzione fino al 1956, quando fu trasferita nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, situata nella parte nuova del paese. Per quanto riguarda l’intitolazione della chiesa, si ritiene che il nome “del Rosario” sia stato adottato alla fine del XVI secolo. In precedenza, infatti, l’edificio sacro era dedicato a San Valentino, patrono di Gessopalena. Oggi, i resti della Chiesa del Rosario raccontano una storia di fede e tradizione, testimoniando il legame profondo tra la comunità e il suo patrimonio spirituale.
Le case a schiera e il locale adibito alla lavorazione delle uve
A Gessopalena, alcune delle antiche case a schiera sono state recuperate e trasformate in spazi didattico-espositivi. Oggi, questi ambienti ospitano una mostra permanente dedicata al gesso e alla tradizione della sua lavorazione nel territorio. Gli spazi espositivi si trovano nei piani inferiori, in quelle che un tempo erano le stalle per gli animali domestici: pecore, capre, maiali e, soprattutto, asini, fondamentali per il trasporto e la vendita del gesso. Oltre alla mostra permanente, queste strutture accolgono anche esposizioni temporanee che raccontano la vita e il lavoro di un tempo. All’interno del complesso si può visitare anche un locale interrato, un tempo destinato alla produzione del vino. Qui sono ancora visibili i resti di un antico torchio: la sua base e il penelone, un grosso peso in pietra calcarea. Il torchio funzionava proprio grazie a questo grosso peso che, legato ad una lunga trave, mediante un verricello - macchina che serve a movimentare pesi attraverso l’utilizzo di funi o catene - pressava le vinacce - i residui dell’uva dopo la pigiatura - che erano contenute in una gabbia, estraendone così il mosto. Oggi, visitare queste case a schiera significa immergersi in un passato fatto di tradizioni artigianali e agricole, scoprendo la storia di una comunità che ha saputo trasformare le risorse del proprio territorio in una vera ricchezza.
La scuderia scavata nel gesso
A Gessopalena possiamo ammirare un bellissimo esempio di scuderia interamente scavata nella roccia di gesso. Al suo interno è ancora visibile la mangiatoia per i cavalli, progettata con particolari archi nella parte inferiore per proteggere le zampe anteriori degli animali da eventuali ferimenti. Proseguendo di pochi metri verso monte, si trova un’altra scuderia, questa volta parzialmente costruita in muratura.
I resti del trappeto
A Monte pe’ la Terra – come gli abitanti chiamavano un tempo Gessopalena – prima della Seconda Guerra Mondiale erano ancora attivi due frantoi, detti trappeti, utilizzati per la molitura delle olive. Il più grande di essi è scavato nella rupe di gesso e conserva ancora alcune testimonianze del suo funzionamento. Possiamo osservare l’altare su cui girava la macina in calcare, azionata da asini e muli per frangere le olive, e la nicchia destinata all’operaio che controllava gli animali durante il processo. Sono inoltre visibili gli alloggiamenti del grande torchio a trabocco, composto da una robusta trave di rovere connessa, tramite una vite lignea, a un enorme masso. Questo tipo di torchio era già descritto nel I secolo d.C. dall’agronomo romano Lucio Giunio Moderato Columella autore del De re rustica. Sul pavimento si nota ancora la profonda fossa, detta giancamillo, dove avveniva la separazione tra l’olio e l’acqua di vegetazione.
I resti della Chiesa di Sant’Egidio
La Chiesa di Sant’Egidio è un antico luogo sacro che un tempo faceva parte di un complesso abbaziale. Oggi, ciò che resta dell’edificio racconta una storia di eventi drammatici e di trasformazioni. La struttura è stata fortemente compromessa dalla grande faglia che attraversa il masso gessoso, ma ha subito anche danni significativi nel corso del tempo: nel 1933 un terremoto ne indebolì la stabilità e, solo dieci anni dopo, le truppe naziste la fecero saltare in aria. Nonostante le distruzioni, è ancora possibile ammirarne le mura perimetrali, la scalinata d’accesso e la facciata settecentesca, che potrebbe essere stata ricostruita dopo il devastante terremoto del 1706. Particolarmente interessante è il cornicione sul lato sud, realizzato interamente in pietra arenaria rossa, una roccia caratteristica della zona, che si trova in grossi blocchi tra le argille scagliose. A ridosso della scalinata, si possono osservare i resti di un antico forno per la cottura del pane, mentre proprio di fronte alla chiesa si distingue chiaramente una strada scavata direttamente nella roccia, ulteriore testimonianza del legame tra l’uomo e il territorio nel corso dei secoli.
I resti della Chiesa dell’Annunziata
La Chiesa dell’Annunziata è probabilmente il luogo di culto più antico del centro storico di Gessopalena. Si tratta di un’antica chiesa medievale absidata, situata nei pressi della Chiesa di Sant’Egidio. Nel pavimento, costituito dalla viva roccia gessosa, fu scavata la fossa carnaia dove, fino agli inizi dell’Ottocento, venivano sepolti i defunti. Un tempo, la chiesa possedeva un portale trecentesco in pietra calcarea, oggi trasferito nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, dove è ancora possibile ammirarlo. Questo portale era noto per la presenza di due teste scolpite, chiamate dagli abitanti “i Mammocci dell’Annunziata”. Di queste, oggi, ne rimane soltanto una. Non è da escludere che la Chiesa dell’Annunziata sia stata edificata su un preesistente luogo di culto pagano, un’ipotesi avvalorata dalla presenza, nelle sue mura, di conci calcarei di diversa fattura, che potrebbero essere elementi di riuso provenienti da un antico edificio sacro.
Largo del Principe
Il Largo del Principe si trova nella parte più alta della rupe e conserva ancora le tracce di un passato lontano. Qui è possibile osservare le basi, scavate nella roccia, di antichi edifici, forse appartenenti alla fortificazione eretta prima dell’anno 1000 dai monaci di Montecassino. Il nome del luogo - Largo del Principe - potrebbe riferirsi al consorte di Eleonora Caracciolo, che deteneva il titolo di Principessa del Gesso. All’interno dell’ultimo edificio si trova una fossa granaria, scavata direttamente nella roccia, che serviva per conservare i cereali sotto il pavimento. Sullo sfondo si può notare una grata metallica, simbolo di un tragico passato. Questo luogo infatti ricorda le violenze perpetrate dai nazisti, in particolare l’eccidio di Sant’Agata a Gessopalena, il secondo più drammatico in Abruzzo per numero di vittime. Una lapide qui presente riporta le parole dello scrittore Carlo Bernari – pseudonimo di Carlo Bernard, antifascista e partigiano – a memoria degli eventi che portarono alla nascita della Brigata Maiella, una straordinaria formazione partigiana che, insieme alle truppe inglesi e polacche, risalì la penisola per contribuire alla sua liberazione.
I vitigni di Pretalucente e gli eventi bellici: la magia di due storie che si intrecciano
Dal 2019, ogni anno a Settembre, il vino di Gessopalena è il protagonista di Gessi diVini, un evento dedicato alla degustazione, agli assaggi e ai convegni tematici. Questa manifestazione celebra una tradizione antica, legata alla coltivazione delle uve, in quest’area, sin dal periodo romano o forse addirittura dall’Età del Bronzo. Tra i vitigni storici di Gessopalena troviamo la Vedovella e il Nero Antico, due varietà conosciute da sempre con questi nomi dialettali. Oggi, il loro nome completo è Vedovella di Pretalucente e Nero Antico di Pretalucente. Il primo è un ecotipo di Sangiovese presente esclusivamente nella zona di Gessopalena, mentre il secondo è un vitigno autoctono. Ma la storia del vino di Gessopalena si intreccia in modo quasi magico con quella dei tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre del 1943, con l’avanzata degli Alleati, i nazisti, in ritirata, fecero esplodere l’intero paese, distruggendo sia la parte vecchia che quella nuova. La conservazione del borgo antico devastato non è stata casuale: è una scelta precisa, un monumento alla memoria e un monito sulle conseguenze della guerra. Poco dopo, il 21 gennaio 1944, avvenne l’eccidio di Sant’Agata: in seguito all’uccisione di due soldati tedeschi e al ferimento di altri due da parte di uomini del posto che tentavano di difendere i propri beni, i nazisti compirono una rappresaglia spietata. Quarantadue persone, tra cui donne, anziani e bambini, furono rinchiuse in una masseria di Sant’Agata, dove vennero uccise con bombe a mano. Solo pochi sopravvissero, tra cui Giuseppe D’Amico, classe 1925. Ed è proprio grazie a lui che la tradizione del vino di Gessopalena è stata salvata. Giuseppe D’Amico ha conservato nel tempo la memoria e la pratica della coltivazione della Vedovella e del Nero Antico. Nel 2003, suo nipote Mariano Bozzi portò alcuni campioni di questi vitigni all’istituto di ricerca regionale, per farli analizzare. Nel 2017 fu ufficializzata la scoperta di questi due vitigni autoctoni che rischiavano di essere dimenticati. Nel 2018, il Comune di Gessopalena acquistò 700 barbatelle di Vedovella e Nero Antico, che vennero piantate nei vigneti locali. Dal 2019, sempre su iniziativa del Comune e in collaborazione con i produttori del territorio, i due vitigni sono stati iscritti all’Anagrafe della Biodiversità della Regione Abruzzo e alla corrispondente anagrafe nazionale, ottenendo anche il riconoscimento De.Co. (Denominazione Comunale). Grazie alla collaborazione con le Università, nel 2023 è stato identificato il loro DNA: il Nero Antico è stato ufficialmente riconosciuto come vitigno autoctono ed è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV), mentre la Vedovella Nera è stata classificata come un clone di Sangiovese. Ed è proprio per celebrare questa rinascita che nel 2019 è nato Gessi diVini, un evento che unisce la storia, la cultura e i sapori autentici di Gessopalena.