Montecatini Val di Cecina
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Montecatini Val Cecina - Cenni storici
La storia di Montecatini di Val di Cecina si sviluppa in parte nel Medioevo e in parte nei secoli XIX e XX, legati alla fama e alla fortuna della miniera di rame di Caporciano.L’inizio della costruzione del “Castello di Montecatini” da parte della famiglia germanica dei Belforti risale al 960 circa, epoca in cui si chiamava Castrum Montis Leonis (Castello di Monte Leone). La sua prima traccia nei documenti risale alla bolla di Pietro Vescovo di Volterra del 1099. Nel 1186 Montecatini andò a far parte dei domini volterrani ma nel 1235 il vescovo Pagano, pieno di debiti, dette in pegno il castello ai Falconcini e ai Bonaguidi di Volterra. In seguito Montecatini divenne una roccaforte della famiglia Belforti. Nella prima metà del ‘300 e all’inizio della seconda metà furono edificati le mura, la torre, il Palazzo Pretorio, il palazzo residenziale e la Chiesa di San Biagio. Nel 1472 Montecatini passò sotto il dominio fiorentino. Da quel momento fino all’inizio dell’800 succede poco o nulla di rilevante: come se ci fosse stato un black-out, un prolungato silenzio. Montecatini Val di Cecina conobbe il suo periodo più florido dal 1827 al 1907. E’ in questi 80 anni che il borgo ebbe la miniera di rame più grande e importante d’Europa, quella di Caporciano (ad un chilometro dal centro abitato). L’attività estrattiva qui era iniziata addirittura con gli Etruschi, ma fu proprio nel 1827 che, in seguito alle notizie sugli affioramenti di rame nell'area di Caporciano, venne aperta la miniera. In essa si utilizzarono delle tecniche di estrazione modernissime che fecero di Montecatini Val di Cecina, appunto, il luogo più ricco di rame in tutto il Vecchio Continente. Nel 1888 nacque la “Società anonima delle miniere di Montecatini”, meglio conosciuta come "Montecatini spa", che negli anni ‘60 si fuse con la “Edison” dando vita alla celeberrima “Montedison”. Ma al di là di questo aspetto, è innegabile che con la chiusura della miniera nel 1907 Montecatini conobbe un lungo periodo di crisi economica che si sarebbe protratto fino quasi ai nostri giorni.
Castello Medievale
Il Castello di Montecatini costituisce ancora oggi un’entità compatta e tipica dei borghi medievali. La parola “castello” deriva dal latino “castellum”, che in epoca romana era un’opera di fortificazione minore rispetto al “castrum”. Nel Medioevo “castello” passò a significare la residenza fortificata dei signori che detenevano il potere, un complesso architettonico del quale facevano parte, appunto, la cinta muraria, la torre, il palazzo residenziale, la cappella o la chiesa. E’ più o meno il modello del Castello di Montecatini. Alla prima metà del 1300 risalgono le sue mura difensive, così come più o meno dello stesso periodo è la Torre dei Belforti, alta 28 metri – simbolo del potere conquistato - che svetta all’interno della cinta muraria e domina la vallata. Attorno alla torre scorrono gli archi di accesso al castello, le vie lastricate, le antiche torrette rotonde, la Chiesa di San Biagio, il Palazzo Pretorio e il Palazzo Belforti coi suoi porticati che si affacciano sulla lastricata Piazza Garibaldi, ospitante l’antica cisterna pubblica in selagite, chiamata anche “pietra di Montecatini” o “montecatinite”.
La Torre dei Belforti
“Su una pendice del monte di Caporciano, arrossato dai filoni di gabbro che serrano la vena del rame, Montecatini Val di Cecina mostrò il torrione quadrangolare dei Belforti...”., così scrisse Gabriele D’Annunzio nel suo “Forse che sì forse che no” del 1910. Con i suoi 28 metri di altezza, la Torre dei Belforti domina Montecatini Val di Cecina. I Belforti, di origine germanica, sono stati la famiglia che ha detenuto a lungo il potere nel borgo e che l’ha fatta costruire nel 1354. Le torri, nel Medioevo, avevano più funzioni e significati. Potevano essere elementi importanti delle fortificazioni, posti di segnalazione e di vedetta, ma potevano anche rappresentare uno status symbol per i nobili e le famiglie più importanti. Con la costruzione della Torre dei Belforti vollero sancire la loro supremazia sulla famiglia rivale degli Allegretti. La torre ha cinque piani e mura molto spesse. Dopo i Belforti, essa è appartenuta ai Pannocchieschi, agli Inghirami e ai Rochefort. Negli anni ‘60 fu acquistata e restaurata dall’industriale del caffè Emilio Jesi. Oggi è una struttura ricettiva aperta alle visite guidate.
La Chiesa di San Biagio
Gli anni intorno al 1350 furono prolifici, a Montecatini Val di Cecina, per ciò che riguarda l’architettura e l’assetto del borgo per come appare anche oggi. Solo due anni dopo la costruzione della Torre Belforti (1354), nel 1356, fu eretta anche la Chiesa intitolata a San Biagio (patrono di Montecatini Val di Cecina) sotto la guida di Ugolino Guducci e Ciullo Barletti. Cinque anni dopo, nel 1361, la chiesa fu consacrata. Costituita da tre navate - una centrale e due laterali – essa aveva inizialmente al suo interno un altare maggiore nella navata centrale e due altari per ciascuna navata laterale. Una navata, per capirsi, è l’interno della chiesa delimitato da file di colonne, di pilastri o da muri o altri sostegni della copertura, separati da arcate o architravi. Un secolo dopo, tra il 1463 e il 1467, furono costruiti il campanile e il coro. Successivamente, in un periodo compreso tra il 1514 e il 1576, fu costruita la canonica con la conseguente ostruzione della facciata originale e con l’abolizione di un altare al fine di dar vita all’attuale ingresso laterale.
Interno Chiesa di San Biagio - Navata centrale
All’interno della Chiesa di San Biagio potete ammirare importanti opere d’arte. Al centro del presbiterio – lo spazio riservato al clero, situato alla fine della navata centrale – si trova un crocifisso di legno di autore ignoto risalente al XVI° secolo. A destra c’è il “San Sebastiano” di Luca Della Robbia (XV° secolo) e a sinistra “San Biagio Vescovo” di Luca e Andrea Della Robbia. Sulla parete destra campeggia il “Martirio di San Sebastiano ed i Santi Biagio e Antonio Abate”, pala d’altare di 145x128 centimetri, tempera su tavola, opera della bottega fiorentina di Neri di Bicci (XV° secolo). Sulla parete sinistra c’è “Il ritorno dall’Egitto”, olio su tela di 272x195 centimetri, attribuito al grande Guido Reni. Sopra le due colonne del presbiterio si trovano i “Ciechini”, due angeli portacero in marmo bianco, opera di un artista ignoto di età augustea. Nella navata destra, sull’altare a fianco dell’altare maggiore, si trova la “Madonna di Caporciano”, statua in pietra, dipinta, alta un metro e mezzo, di autore ignoto, risalente al XVII° secolo. Nella cappella del battistero una riproduzione ottocentesca della “Madonna della seggiola” di Raffaello.
Interno Chiesa di san Biagio - Navate destra e sinistra
Nella navata di destra della Chiesa di San Biagio si trova la “Madonna di Caporciano”, statua in pietra del XVII° secolo, di autore ignoto, alta circa un metro e mezzo e collocata sull’altare accanto all’altare maggiore. All’interno della cappella del battistero troviamo la “Madonna della seggiola”, olio su tela del XIX° secolo, di autore ignoto, riproduzione del capolavoro di Raffaello esposto a Palazzo Pitti. Il “Monogramma di San Bernardino”, tempera e oro su tavola, si trova sull’altare laterale dedicato al Nome di Gesù e reca le lettere yhs, sintesi del nome greco di Gesù: si dice che l’opera fu lasciata proprio da San Bernardino dopo una sua predica a Montecatini Val di Cecina nel 1425. Nella navata sinistra si trova un olio su tela del ‘600 di scuola fiorentina, che rappresenta S.Antonio da Padova che difende le virtù di una moglie. A sinistra dell’altare maggiore, sull’altare del Santissimo Sacramento, campeggia la “Gloria dell’Eucarestia con i Santi Biagio e Sebastiano”, olio su tela del 1614 di Antonio Cercignani detto “Il Pomarancio”.
Il Palazzo Pretorio
Sede del Municipio fino al 1956, il Palazzo Pretorio – adibito allo svolgimento della pubblica amministrazione nel periodo dei Comuni, dal XII° secolo fino alla prima metà del XV° - è un edificio più volte modificato che risale, come la Torre Belforti e la Chiesa di San Biagio, al 1350 circa. Di fianco alla Chiesa di San Biagio, si trova la piazza lastricata del castello (Piazza Garibaldi) in cui campeggia una cisterna in selagite (come la chiamò nell’ottocento il geologo pisano Paolo Savi, un tempo conosciuta come “montecatinite” o “pietra di Montecatini”); sullo sfondo la porta castellana col frontone adorno di blocchi di pietra bianchi e neri. Sotto il porticato una lapide ricorda l’ammissione del Granducato di Toscana al Regno d’Italia e un’altra indica le vecchie unità di misura e di peso. E’ inoltre visibile lo stemma del Granducato di Toscana coi simboli degli Asburgo-Lorena e dei Medici, il collare col vello d’ariete dell’Ordine del Toson d’oro e la croce ottagonale dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Oggi il Palazzo Pretorio ospita il “Centro di documentazione delle risorse e delle attività legate al sottosuolo nell’Alta Val di Cecina”.
Palazzo Pretorio - Interno
All’interno del Palazzo Pretorio si può ammirare un affresco di 214x142 centimetri, del 1526, opera del pittore volterrano Tommaso Palacchi che raffigura una Madonna col Bambino, comunemente chiamata Madonna del latte (l’opera fu rinvenuta in una parete del palazzo nel 1866). Possiamo poi visitare il “Centro di documentazione delle risorse e delle attività legate al sottosuolo nell’Alta Val di Cecina”, parte integrante del percorso di visita del Museo delle Miniere che comprende il sito minerario di Caporciano, il Pozzo Alfredo con l’ingresso nella miniera, le gallerie, la diga e il muraglione. I documenti conservati narrano l’attività che tra il 1827 e il 1907 fece di Caporciano la miniera di rame più importante d’Europa. Oltre alla ricchissima gamma di risorse del sottosuolo che fin dall’antichità sono state utilizzate in Val di Cecina, il Centro conserva anche un vasto repertorio di documenti di tipo amministrativo (libri paga, prospetti dei lavori, registri, corrispondenza) e tecnico (piante e profili di gallerie, disegni edilizi) sul sito minerario.
L’Oratorio di Santa Barbara
L’Oratorio di Santa Barbara (protettrice dei minatori) si trova nell’area della Miniera di Caporciano. Per questo motivo è conosciuto anche col nome di Oratorio della Madonna di Caporciano. Eretto nel 1787 al posto di una precedente cappella, fu riedificato da Francesco Giuseppe Sloane - principale azionista della miniera - nel 1851. Sopra il portale si trova una lunetta in terracotta invetriata raffigurante la Madonna di Caporciano (copia di quella collocata nella cappella situata al quarto livello sotterraneo della miniera), scavata nella roccia e sul cui fondo è posto un altare sormontato da una ceramica bianca e azzurra della Manifattura Ginori di Doccia (1833), che riproduce la “Madonna Sistina” di Raffaello con Santa Barbara e San Sisto. Davanti a tale immagine i minatori pregavano prima di scendere sotto terra. All’interno dell’oratorio si trova l’altare in marmo opera di Lorenzo Bartolini e una tela del ‘700 raffigurante la “Madonna di Guadalupe” del pittore messicano Juan Rodriguez Xuarez. Presso quest’oratorio, ogni 4 dicembre dal 1844, si tenne per anni la “Festa di Santa Barbara”, tradizione andata poi perduta.
La Miniera di Caporciano
La miniera di Caporciano, a un chilometro dall’abitato di Montecatini Val di Cecina, è una miniera di rame che è stata attiva dall’epoca etrusca fino al XX° secolo. Durante l’Ottocento è stata la miniera di rame più importante d’Europa ed ha dato il nome alla società “Montecatini spa”, che in seguito alla fusione con la “Edison” nel 1966, avrebbe dato vita alla “Montedison”. Dalla miniera si sono estratte la calcopirite, la bornite e la calcocite, che nel gergo dei minatori venivano chiamate rispettivamente rame giallo, rame paonazzo e rame grigio. In epoca etrusca il minerale estratto dalla miniera di Caporciano veniva esportato in tutta Italia e in Grecia. Con la caduta dell’impero romano d’Occidente nel 476 d.C. l’attività della miniera cessò per circa un millennio. Le attività estrattive ripresero infatti nel 1433 sotto Volterra per passare pochi decenni dopo sotto la signoria di Firenze. Tutto si fermò con la peste del 1630 e fino al 1827, anno in cui una società, formata da Giacomo Leblanc, Sebastiano Kleber e Luigi Porte, riattivò la miniera di rame che divenne appunto la più importante d’Europa. La miniera chiuse una prima volta nel 1907 e una seconda, definitiva, nel 1963.
Il Museo delle Miniere
Il percorso del “Museo delle miniere” si articola in più luoghi. Si parte dalla miniera di rame di Caporciano, attiva fin dall’epoca etrusca e che nell’Ottocento fu la più grande d’Europa. E ’situata a un chilometro dall’abitato. La miniera è suddivisa in 10 livelli, con varie gallerie la somma delle cui lunghezze è di circa 35 chilometri. Sono visibili le strutture per l’estrazione del minerale, le laverie per la raffinazione, gli uffici amministrativi e il pozzo di estrazione. Si può visitare anche la “Discenderia” attraverso una scalinata di un centinaio di metri. L’attività nelle gallerie ruotava attorno a Pozzo Alfredo, a cui si può accedere alla profondità di 315 metri. Si può giungere anche alla diga “Il Muraglione”, imponente complesso di sbarramento delle acque necessarie al lavaggio del minerale estratto. La miniera ha una cappella dedicata a Santa Barbara al quarto livello sotterraneo, davanti alla quale pregavano i minatori prima di scendere ancora più in basso. All’interno del Palazzo Pretorio, nel centro storico, si trova il “Centro di documentazione di tutte le attività minerarie della Val di Cecina”, suddiviso in due piani.
Il camposanto vecchio
Il Camposanto Vecchio fu costruito alla fine del ‘700, durante l’occupazione francese. Oggi costituisce un punto di vista magnifico su un’ampia parte della Toscana: i nostri occhi abbracciano dalla Val di Cecina e Volterra alla zona del fiorentino, dai monti senesi e grossetani all’area geotermica, fino a lambire l’Isola d’Elba. Sotto questo punto di vista privilegiato, situato a quasi 500 metri di altitudine, si trova il tratto di pianura denominato Camporomano: lì si accampò l’esercito romano guidato da Lucio Scipione Barbato che nel 298 a.C. sconfisse gli Etruschi ed occupò Volterra. All’interno della cappella del Camposanto Vecchio, in via del tutto eccezionale, fu sepolto nel luglio del 1851 uno dei cittadini più illustri della Montecatini moderna: il medico condotto senese Giacinto Vannocci, che curò per 56 anni (dal 1795) intere generazioni di cittadini montecatinesi. Il Camposanto Vecchio è utilizzato oggi per fini culturali e, appunto, come splendida terrazza sulla regione.
Piazza della Repubblica - Fontana monumentale
Piazza della Repubblica è il centro della vita quotidiana di Montecatini Val di Cecina. E’ stata recentemente restaurata, con un arredo urbano che si rifà allo stile originario. Nella piazza si trova la fonte monumentale realizzata nel 1893 grazie al contributo del principe Lorenzo Corsini. Il paese, all’epoca, necessitava urgentemente di una fontana e, per costruirla, nel 1887 il Comune - tra molte polemiche - decise di demolire la Chiesina di Borgo, un antico luogo sacro conosciuto anche come Oratorio della Santissima Concezione, Chiesa di San Rocco o Oratorio della Madonna del Rifugio, le cui prime notizie risalgono al 1574. La fontana, sormontata da un leone che reca lo stemma di Montecatini Val di Cecina, è realizzata in selagite, la “pietra di Montecatini” usata anche per le scalinate del Teatro Romano di Volterra. Al centro della piazza si trova il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, del 1924, opera dell’artista montecatinese Ezio Ceccarelli.
La Fonte della Madonna
A pochi passi dal Castello di Montecatini Val di Cecina, lungo la strada lastricata in blocchi di selagite che scende verso la valle, fu eretta nel 1685 la Fonte della Madonna. La data della sua costruzione è incisa proprio sulla fonte, sebbene gli autori del progetto e dell’opera siano sempre stati ignoti. Per realizzarla si utilizzò una tecnica mista: uno dei due archi fu costruito con conci ( blocchi di pietra selagite), l’altro invece fu realizzato in laterizio: questo era il lavatoio dove le donne montecatinesi andavano a lavare i “panni”. Si tratta di una fontana monumentale che rivestiva grande importanza per tutto l’abitato nel XVII° secolo e anche successivamente. I montecatinesi, che hanno una devozione antichissima verso la Madonna, le hanno dedicato questa fontana. Certo non poteva mancare, accanto all’acqua che è fonte di vita, il richiamo al figlio: vicino alla fontana si trova infatti una grande croce.