Montegiorgio
Audioguida
Il Parco del Tigno e la Chiesa di San Michele
Il nostro percorso all’interno del borgo di Montegiorgio parte dal punto di aggregazione più recente: il Parco del Tignio. Un modo originale e sano di coniugare la salute, l’inclusione e il tempo presente con il racconto storico che si manifesta davanti ai nostri occhi. Il Parco, inaugurato nell’aprile del 2023, si sviluppa su una superficie di oltre 400 mq nei quali poter fare jogging e camminare. Al suo interno si trova un bellissimo “giardino sensoriale”, (una sorta di “bolla” di tranquillità dove potersi rilassare tra il profumo dei fiori e delle piante), un piccolo teatro, locali con servizi, undici postazioni fitness (due delle quali per persone diversamente abili). Nell’estate 2023 è stato arricchito da un murale eseguito da alcune artiste argentine e intitolato “Le piccole farfalle”, opera che ci parla dei valori dell’inclusione sociale, dell’uguaglianza e della ricchezza che scaturisce dall’incontro tra diverse culture. A pochi metri da questa realtà, ricca di stimoli, inizia il nostro viaggio nel tempo con la Chiesa di S.Michele Arcangelo, unico edificio religioso barocco di Montegiorgio. Essa appartenne ai monaci benedettini dal 1263, ma nel ‘500 passò alla Confraternita del SS. Sacramento. Le tre navate sono decorate in stucco, in quelle laterali possiamo apprezzare opere quali “L’ultima cena” del 1710 di Ubaldo Ricci, il “Sacro cuore di Gesù”, “La Madonna del Rosario” (1769) e i “Santi Giuda e Simone” del 1771, queste ultime sono opera di Filippo Ricci. Al centro poi la pala d’altare raffigurante S. Michele Arcangelo del 1766, di Filippo Conti. Nella seconda metà del ‘700 la chiesa fu oggetto di lavori ad opera del preposto Domenico Minnozzi: fu ampliata e acquisì l’attuale impronta barocca/rococò.
Palazzo Passari
L’edificio, oggi sede comunale, prende il nome dalla casata Passari, una delle famiglie nobili e più importanti di Montegiorgio. Originari di Fermo, divennero marchesi a metà del ‘700, quando costruirono il palazzo. Nel 1969 l’edificio fu acquisito dal Comune di Montegiorgio e dal 1983 ospita anche la sede della biblioteca “Don Germano Liberati”. Dopo il restauro del 2012 è tornato ad ospitare gli uffici comunali. Il palazzo ha quattro piani, un cortile interno, un grande portale in travertino. Nell’atrio, accedendo da Piazza Matteotti, vi sono un antico pozzo ottagonale e un capitello del I° secolo a.C. rinvenuto a Piane di Montegiorgio. Dall’ingresso di Via Passari si accede ad un imponente salone detto “delle quattro stagioni” dove, sulle pareti, si alternano le immagini di quattro putti che le impersonano. In tale ambiente si accoglievano gli ospiti per le feste e i ricevimenti. Nelle altre stanze possono essere ammirati vari dipinti o incisioni: uno di questi è ispirato all’Orlando Furioso, copia di un dipinto di Teodoro Matteini. In una stanza vi sono le personificazioni del Tempo e della Verità. Al secondo piano, quello nobile, due stanze ospitano l’esposizione permanente delle opere dello scultore montegiorgese Gaetano Orsolini, mentre lungo il corridoio si trova la cappella di famiglia. Nella stanza accanto campeggiano tre amorini alati tra le nuvole, in un’altra, uno di loro, ha una torcia accesa, simbolo di immortalità. Infine vi è la sala cosiddetta “degli stemmi”.
Palazzo di Sant’Agostino
Per la sua imponenza e rilevanza storica Palazzo Sant’Agostino, un tempo convento di S.Agostino, rappresenta uno degli edifici più importanti di Montegiorgio. L’edificio si sviluppa su tre piani, ospitando oggi le scuole medie e l’ufficio postale. L’ingresso principale mostra le tracce di un portale in pietra più antico. Dal lato lungo del chiostro si accede all’antica Sacrestia di S.Salvatore, sulle cui pareti vi sono alcuni affreschi, tra cui una “Crocifissione” della fine del XIV° sec. Nella composizione dell’affresco, Cristo è vicino alle personificazioni della Chiesa e della Sinagoga. La Chiesa, alla destra di Cristo e sua sposa, è una bella fanciulla con abiti vermigli che raccoglie in una coppa il sangue del Salvatore. La Sinagoga, alla sinistra di Cristo, ha la mano sul viso, il velo in testa, gli abiti dai colori spenti; regge l’asta spezzata di una bandiera scura: è la dimostrazione della sua sconfitta. Accanto ci sono le scene della Circoncisione e del Battesimo di Gesù. Sul lato opposto vediamo Cristo con un rotolo su cui è scritto “Ergo sum lux mundi” (Io sono la luce del mondo, tratta dal Vangelo di Giovanni). Ci sono poi la Madonna in trono col bambino e l’Annunciazione. Nella volta si stagliano un grande pesce e le zampe posteriori di un ariete: è ciò che resta dei dodici segni zodiacali, un tempo raffigurati. I quattro volti dalle gote gonfie rappresentano i venti. Il palazzo è stato oggetto di una notevole ristrutturazione nel corso del ‘700.
L’arco del ‘300
L’arco del ‘300 di Montegiorgio, così è comunemente conosciuto, costituiva il portale d’ingresso di quella che un tempo era la Chiesa di S. Salvatore (poi Sant’Agostino), risalente ad inizio XIV° sec., originariamente annessa al convento degli agostiniani. Vi si accedeva attraverso un’enorme rampa di scale dalla piazza. La chiesa, consacrata nel 1408, subì importanti trasformazioni tra il 1780 e il 1782 e, tra il 1782 e il 1789, fu utilizzata dal parroco della Chiesa di S.Giovanni (che era in costruzione). Nel 1808, sotto il regno di Napoleone, il convento fu soppresso e la chiesa abbandonata. Nel 1812 crollarono il tetto e parte della struttura di sinistra della chiesa. Nel 1827 fu costruita l’attuale chiesetta di Santa Maria degli Angeli, chiamata così a seguito del rinvenimento di un affresco del XV° secolo. Tale affresco decorava il decimo altare di sinistra verso la porta maggiore della Chiesa di S.Agostino ed era collocato in una nicchia chiusa da una cortina di mattoni che cadde al momento del crollo del 1812. La chiesa attuale fu infatti costruita a protezione dell’affresco e il suo progetto fu opera dell’architetto Carlo Maggi, mentre le decorazioni neogotiche interne furono realizzate dall’artista montegiorgese Raffaele Alessandrini.
Chiesa di Sant’Andrea
La Chiesa di Sant’Andrea fu edificata nella prima parte del ‘600. Essa comprendeva anche l’annesso convento che nel 1637 Antonio Passari fece costruire qui per le suore francescane. Durante il ‘700 il complesso fu ricostruito seguendo un progetto dell’architetto Pietro Maggi. Al suo interno troviamo un rosone centrale (il rosone è un finestrone decorativo di forma circolare), un portale austero (il portale è una porta monumentale) e il campanile. Inizialmente la chiesa era ad una sola navata con due altari dedicati a Sant’Andrea e all’Immacolata. Nel 1808 fu soppresso il monastero femminile e nel 1812 dalla Chiesa di Sant’Agostino, che era crollata, fu trasferito qui il titolo di S.Salvatore. Nel 1882 fu riaperto il convento dei frati agostiniani e in seguito il collegio degli educandi. All’inizio del ‘900 la chiesa si presentava a tre navate con al centro un dipinto raffigurante S.Nicola da Tolentino. In testa alla navata centrale (la navata è la suddivisione interna di un edificio per mezzo di colonne o pilastri) campeggia la “Madonna dell’umiltà”, opera del 1374 di Francescuccio di Cecco da Fabriano. Al ‘700 risalgono i confessionali in noce.
Chiesa di San Giacomo
La Chiesa di S.Giacomo risale alla fine del XIV° secolo. Nella sua forma attuale presenta un portale (che costituisce l’ingresso) formato da tre archi a tutto sesto concentrici (l’arco a tutto sesto è un arco a sezione semicircolare, di 180°; sesto è l’antico nome del compasso) La chiesa per come la vediamo oggi risale probabilmente alla seconda metà del XVI° secolo: lo si desume dalla data che reca l’affresco dell’altare raffigurante la “Crocifissione con la Madonna e S.Giacomo Apostolo”: 1569. Di questo stesso periodo dovrebbe essere l’attuale campanile. A destra della porta d’ingresso ci sono due archi ogivali (con la sommità appuntita) che delimitano la base della torre campanaria. Vari gli affreschi interni. Il più antico e meno decifrabile, raffigura un santo; di fianco vi è l’affresco della Madonna in trono che allatta il bambino, con ai lati due angeli e in basso a destra un uomo inginocchiato con le mani giunte e il capo coperto da un cappello. La chiesa, all’inizio del ‘900, fu donata dal Marchese Andrea Passari alla Confraternita della Misericordia, a cui ancora oggi appartiene.
Chiesa di San Francesco
La chiesa madre di Montegiorgio risale all’XI° secolo. Grazie ai monaci farfensi (dell’Abbazia di Farfa) sappiamo molto della storia di Montegiorgio. La loro presenza nel borgo è testimoniata dall'anno 1026. Un’epigrafe reca la data del 1254 come fondazione della chiesa, in precedenza tempio mariano (ossia dedicato al culto di Maria e detta di S.Maria Grande); in realtà tale data è, probabilmente, quella dell’inizio della costruzione gotica (che si concluse nel 1325 con la realizzazione del portale in pietra). I monaci francescani rifecero la chiesa a partire dalle fondamenta e costruirono un grande tempio. L’atto di donazione della chiesa da parte dei monaci benedettini a quelli francescani risale al 1263. Da quel momento prese il nome di Chiesa di S.Francesco. In una cappella della chiesa, unico elemento superstite del complesso originario, si trovano i frammenti della “Leggenda della Vera Croce”, di anonimo pittore umbro. Nel XV° secolo le pareti furono decorate da un artista umbro minore con il ciclo “Storie della Vergine”. Dal 1585 (sotto Sisto V) fino al 1637 la chiesa subì varie trasformazioni. Sotto l’intonaco delle pareti interne furono scoperti degli affreschi. Altre modifiche furono effettuate anche nel nel ‘700. La chiesa e il monastero, negli anni ‘60 del Novecento, passarono al Comune di Montegiorgio.
Il Teatro Alaleona
Il Teatro Alaleona è un vero gioiello che nasconde una storia lunga e tribolata. Il precursore di questo teatro (tra i più importanti delle Marche) vide la luce nel 1770: prendeva il posto di un salone del vecchio palazzo comunale era costruito totalmente in legno e aveva tre ordini di palchi e quaranta posti in platea. Dopo non molto la struttura ebbe dei problemi. Piccolo e inoltre difficile da restaurare; le autorità decisero che era meglio farne costruire uno nuovo, più bello e più grande. E così nel 1869 fu dato l’incarico all’architetto montegiorgese Giuseppe Sabbatini. Il nuovo teatro avrebbe dovuto occupare tutta l’area del vecchio palazzo comunale. Passarono 20 anni prima che i lavori terminassero (era il 1889) e si arrivasse al collaudo. Nel 1891 fu inaugurato col nome di Teatro dell’Aquila e con la rappresentazione della “Maria di Rohan” di Donizetti interpretata dalla famosa soprano Maria Tassinari. Poco tempo dopo il teatro necessitò di lavori di consolidamento e restò chiuso fino al 1903. Nel 1914 gli fu cambiato nome: da Teatro dell’Aquila a Teatro Verdi. I lavori di adattamento della struttura proseguirono, fino ad arrivare alla capienza odierna di 300 posti. L’8 settembre 1945 il teatro fu finalmente intitolato a Domenico Alaleona con l’esibizione del grande tenore Beniamino Gigli. L’edificio ha addossata ad una parete l’antica torre campanaria (che fu torre civica) nota come “Torre de palazzu”.
Palazzo Alaleona e Monumento ai Caduti
Il Palazzo Alaleona risale al XVI° secolo ed era un edificio nobiliare, una cui parte era tuttavia già esistente nel ‘400. Restaurato recentemente, di proprietà privata, ospita un relais di lusso; in passato è stato la dimora dello stesso Domenico Alaleona e, in precedenza, dei suoi nobili avi. Anche il piazzale antistante al Palazzo è dedicato al musicista: in Piazza Alaleona campeggia, tra i cipressi, il bel Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, costituito da due basamenti sovrapposti (uno in travertino e l’altro in marmo a pianta quadrata) ai lati dei quali sono riportati i nomi dei cittadini di Montegiorgio deceduti durante il conflitto bellico. Sulla sommità dei due basamenti svetta la statua bronzea intitolata “Il combattente”, del 1929, opera dello scultore montegiorgese Gaetano Orsolini. Sulla piazza si affaccia, oltre al Teatro Alaleona e al Palazzo Alaleona, anche la chiesa di S. Chiara, annessa al convento delle Clarisse.
Chiesa dei SS. Giovanni e Benedetto
La storia della Chiesa dei santi Giovanni Battista e Benedetto è legata al gesuita e matematico portoghese Bartolomeo Vasquez il quale, fuggito dal Portogallo (dove avevano soppresso il suo ordine religioso), si era rifugiato prima a Fermo e poi, nel 1779, a Montegiorgio. Lui ebbe l’idea di costruire la nuova chiesa sui resti di altre precedenti. E infatti recuperò il materiale dalle rovine delle chiese di San Giovanni fuori dalle Mura, di Santa Maria dei Gigli e dalla cappella di San Benedetto e coinvolse confraternite, associazioni e cittadini. I lavori per la nuova chiesa iniziarono nel 1781 e durarono alcuni anni, fino al 1789. La facciata è in laterizio e ha un solo portale d’ingresso, con una torre quadrangolare terminante in forma conica alta 36 metri (è la più alta di Montegiorgio). All’interno c’è una grande navata centrale e due piccole navate laterali. Ampie arcate formano l’accesso alle navate laterali. Nella cappella dell'Addolorata si trovano le opere del celebre Luigi Fontana e la statua della Madonna Addolorata. L’altare in marmo fu donato dalla famiglia Passari e le decorazioni sono di Nicola Achilli, artista montegiorgese allievo di Fontana. La chiesa custodisce, come pala d’altare, anche “La nascita di San Giovanni Battista”, tela del pittore francese Stephanus Parrocel.
Il loggiato ottocentesco
Il loggiato di Montegiorgio si trova in Piazza Matteotti, luogo in cui campeggia l’imponente Palazzo Passari. Il porticato, di estrema eleganza, fu realizzato verso la metà del XIX° secolo dallo stesso Comune, ed è separato da Palazzo Passari da un’ampia scalinata. Il loggiato presenta sopra il cornicione un muro in mattoni ed è costituito da sette logge. Tra esse, sono affisse delle lapidi commemorative e dei busti in onore di alcuni personaggi illustri di Montegiorgio, si tratta di: Lucidio Ceci (missionario montegiorgese che ha vissuto tutta la vita in Bangladesh per combattere la povertà e diffondere l’educazione scolastica). A Ceci, scomparso nel 2014, è stata intitolata la locale scuola elementare; Monsignor Giuseppe Petrelli (vescovo di Lipa, nelle Filippine, e nunzio apostolico in Perù; morì a Montegiorgio, dov’era nato, nel 1962 a quasi 90 anni); Gaetano Orsolini (scultore montegiorgese autore, tra le altre opere, del Monumento ai Caduti situato in Piazza Alaleona; alcune sue opere sono esposte all’interno del Palazzo Passari, sempre a Montegiorgio); Giacinto Cestoni (grande naturalista italiano del ‘600 e di inizio ‘700, nativo di Montegiorgio; riuscì a dimostrare la natura contagiosa della scabbia. Morì a Livorno, che gli ha dedicato una via e l’acquario comunale).
Chiesa di Santa Maria della Luna
La chiesa era in origine una sorta di oratorio dedicato al Santo Spirito. Fu costruita dopo che nel 1326 i priori del Comune, che amministravano tutti i beni che aveva lasciato all’oratorio Giacomo Stefano Diotallevi col suo testamento, concessero al parroco Nicoluccio di Offida la facoltà di costruire un oratorio in onore della Vergine Maria. In questa chiesa trovarono ricovero i poveri. L’oratorio di S.Spirito e l’annesso ospedale, retti dalla Confraternita di S.Maria della Luna, hanno subìto diversi interventi. La chiesa, a una sola navata, è di modeste dimensioni. Il portale è formato da cinque archi concentrici a tutto sesto (con la sommità appuntita) mentre l’arco esterno è decorato con archetti pensili (piccoli archi su peducci o mensole). C’è un capitello lineare dove la cornice più sporgente è formata da prismi a base triangolare (a diamante), mentre il portale è sormontato da un’alta cuspide. A sostenere il cornicione ci sono altri archetti pensili a tutto sesto incrociati. Le colonnine sono formate da mattoni semicircolari.