Montelparo
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Montelparo - Cenni storici
Il borgo di Montelparo, in provincia di Fermo, conta attualmente poco più di 700 abitanti ed è situato a 588 metri sul livello del mare tra i fiumi Aso ed Ete Vivo. Le sue origini risalgono all’VIII° secolo a.C. come testimoniano i reperti relativi ad insediamenti piceni. La costruzione del primo castello fu per mano del condottiero longobardo Elprando (o Eliprando) tra il VII° e l’VIII° secolo, che iniziò ad edificare anche una prima cinta muraria. E’ proprio da Elprando che deriva il nome di Montelparo. Nell’XI° secolo il castello passò ai monaci benedettini dell’Abbazia di Farfa – situata a Fara in Sabina, provincia di Rieti - nei cui documenti risalenti al XII° secolo appare per la prima volta il nome “Mons Elprandi”. I monaci costruirono sul colle la Chiesa di S.Michele Arcangelo e il monastero annesso. Nel 1215 Montelparo diventò un libero Comune di parte guelfa, con tre monasteri (uno benedettino, uno agostiniano e uno francescano), il bastione della torre civica, una seconda e una terza cerchia muraria. Fu definito “Magnifica Communitas” per la sicurezza e lo stile di vita. Qui nacque nel 1536 il cardinale Gregorio Petrocchini, collaboratore di Sisto V. Il 2 febbraio del 1703 un violento terremoto distrusse gran parte del paese. Il centro storico fu ricostruito a valle, con il Palazzo Comunale e il complesso agostiniano.
Chiesa di San Michele Arcangelo
La Chiesa di S.Michele Arcangelo risale al XII° secolo. Al suo interno troviamo un presbiterio (il posto riservato al clero) e un portale (porta monumentale) con due colonnine separate da semi-pilastri. Sul fronte c’è una fascia in pietra con decorazioni floreali e, in alto, una cuspide del XV° secolo con una nicchia (l’incavo nel muro, è un elemento decorativo). I portali laterali davano accesso all’Oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento e all’antico monastero. Fino al 1844 la chiesa possedeva il polittico (pala d’altare fatta di più elementi giustapposti) “Incoronazione della Vergine e dei Santi” del 1466 di Niccolò Liberatore, oggi nella Pinacoteca Vaticana. Bella è la fonte battesimale del ‘600 in legno dorato, la pala d’altare “Madonna del Santissimo Rosario”, gli affreschi del XV° e XVI° secolo di S.Sebastiano e S.Giacomo Apostolo, il “Mistero dell’umana salvezza”, i frammenti di diversi affreschi tra cui “La Madonna in trono col figlio in braccio tra due angeli”. Nel 2010 sono stati restaurati la struttura monastica benedettina e la cripta con gli affreschi della Madonna della Misericordia, di S.Caterina d’Alessandria, della Madonna del latte e della Madonna con bambino in braccio. Nell’Oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento si trova l’affresco cinquecentesco “Il Crocifisso deturpato nel volto tra l’Addolorata e San Francesco d’Assisi”.
Museo degli Antichi Mestieri Ambulanti su bicicletta
Non mancano nel mondo i musei dedicati a cose particolari e bizzarre. In questo caso il Museo degli antichi mestieri ambulanti su bicicletta di Montelparo si deve alla volontà e all’idea del collezionista Lauro Lupi. Il museo è situato nella navata sinistra della Chiesa di San Michele Arcangelo ed è suddiviso in tre piani. In esso è esposta una grande e variegata raccolta di attività lavorative eseguite su bicicletta (sono una sessantina le biciclette esposte). Chi fra di voi proviene da piccoli paesi e ha qualche capello bianco si ricorderà il gelataio in bicicletta e anche l’arrotino. Ecco, questi sono solo due dei lavori descritti, che risalgono agli anni tra il 1920 e il 1960. Ci sono appunto la bicicletta del gelataio, quella dell’arrotino e anche quelle del materassaio e del calderaio, solo per citarne alcune. Ciò non solo testimonia la grande creatività dell’uomo e come l’ingegno possa portare a fare di un’intuizione un vero e proprio lavoro, ma documenta la grande capacità di sofferenza e di fatica per lo sforzo fisico assolutamente notevole di chi con la bicicletta si recava da un paese all’altro per portare il pane alla famiglia. Un tempo i lavori di cui si espongono i mezzi al museo di Montelparo erano chiamati “mestieri poveri”. Oggi sono quasi del tutto scomparsi. “Quasi” perché c’è ancora qualche eccezione, come qualche arrotino che continua con il suo mestiere non arrendendosi al passare dei tempi.
Palazzo Petrocchini
Percorrendo via Castello, potrete vedere il bellissimo Palazzo Petrocchini. Risale al XIV° secolo ed è stata la dimora natale del cardinale di Montelparo Gregorio Petrocchini. Petrocchini nacque in questo palazzo nel 1536. A soli 13 anni entrò nell’Ordine di Sant’Agostino. Studiò a Bologna e a Milano e si laureò in filosofia e in teologia, diventando nel 1574 reggente dello Studio agostiniano di Fermo e, nel 1578, di Macerata. Fu priore del convento di Salerno e teologo del vescovo di Amalfi. Nel 1589 Sisto V lo nominò cardinale. A 51 anni divenne priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, poi cardinale presbitero di Sant’Agostino, a 69 anni camerlengo del Collegio Cardinalizio, a 72 anni cardinale presbitero di Santa Maria In Trastevere, a 75 anni cardinale presbitero di San Lorenzo in Lucina e cardinale protopresbitero e, nel 1612 (anno della sua morte) cardinale vescovo di Palestrina. Il palazzo in cui nacque è attualmente un’abitazione privata e la sede dell’ex Monte Frumentario sul cui portale è riportato l’anno 1511, ossia la data della sua istituzione. A proposito del portale, esso è in stile gotico ed è finemente decorato.
Chiesa di Santa Maria Novella
Nella zona est di Montelparo, dove un tempo c’era il ghetto ebraico, si trova la Chiesa di Santa Maria Novella. Risalente al XIII° secolo, ha la facciata in pietra, molto caratteristica e bella, ed un portale in cotto. All’interno, un tempo, c’erano tre altari. L’altare maggiore, fino al 2016, era ornato dall’olio su tavola “Madonna col Figlio in trono tra S. Giovanni Battista e S. Maria Maddalena”, attribuito a Vincenzo Pagani e oggi conservato nella Chiesa dei SS. Pietro e Silvestro. La tela a sinistra della cappella raffigura “S. Benedetto da Norcia in gloria ed il martirio di Santa Lucia”, mentre a destra campeggia il “Pianto di S.Pietro dopo il canto del gallo” del XVII° secolo. In un frammento di affresco nella parete destra del presbiterio è raffigurato il volto della Madonna.
Chiesa dei SS. Pietro e Silvestro
La piccola Chiesa dei SS.Pietro e Silvestro, risalente al XIII° secolo, è situata nel centro storico di Montelparo. Nel 1286 divenne proprietà delle monache benedettine di Sant’Angelo Magno di Ascoli Piceno. Ma nel corso del XV° secolo la chiesa passò ai monaci della Congregazione Olivetana, i quali nel 1555 unirono la Chiesa di S.Pietro alla Chiesa rurale di S.Silvestro (anch’essa di loro proprietà), prendendo in seguito il nome attuale (come appare dall’iscrizione sul muro sopra l’altare maggiore). La chiesa ha una sagrestia e un portale gotico in pietra nell’ingresso principale di via Petrocchini; un ingresso secondario in via Catanovetta consente di accedere alla sagrestia. L’edificio religioso è stato oggetto di restauro nel 2014 e 2015. In esso si svolgono attività religiose ma anche conferenze ed esposizioni, ed è inoltre utilizzato come deposito dei reperti archeologici scoperti nel territorio. All’interno si staglia, nella nicchia al centro, l'affresco della “Madonna con Bambino e i Santi Pietro e Silvestro”. Nella canonica sono stati da poco restaurati degli affreschi risalenti al XIV e XV secolo.
Chiesa di San Gregorio Magno
La costruzione della Chiesa di San Gregorio Magno fu voluta e finanziata, con un esborso di circa 6.000 scudi, dal cardinale Gregorio Petrocchini, che così volle fare un dono al paese in cui era nato. La chiesa fu aperta al culto nel 1615, tre anni dopo la morte del cardinale. Petrocchini, oltre a dotarla di reliquie e oggetti di culto, lasciò altri 6.000 scudi per poter mantenere al suo interno un arciprete (ossia il parroco), cinque canonici (sacerdoti che celebrano le funzioni liturgiche), un sacrista anche detto sagrestano (ossia l’addetto alla cura della sagrestia) ed un chierico (colui che funge da guida per i fedeli). Il cuore dello stesso Petrocchini è custodito lì, in una capsula di piombo rivestita in legno. Un incendio doloso avvenuto nel 1745 distrusse parte della chiesa e alcune reliquie e opere. Sul muro esterno, sopra la sagrestia (che è il luogo attiguo alla chiesa, vicino all’altare maggiore, in cui si custodiscono gli arredi sacri e in cui il sacerdote indossa le vesti sacre), si eleva il campanile a vela con tre campane, di cui una nolana (ossia di Nola, in Campania, città famosa anticamente per la produzione di campane di piccole dimensioni) di forma allungata, fusa nel 1354 e proveniente dal castello di Bucchiano. Nella chiesa sono conservati i quattro altari laterali, la pala dell’altare maggiore che ritrae il cardinale Petrocchini e i suoi familiari ai piedi di San Gregorio Magno, ai lati del presbiterio (lo spazio riservato al clero) le statue di S.Giuseppe e dell’Immacolata, il quadro “Via Crucis” della bottega fermana del Troiani, del ‘700. Nella sagrestia si trova un ritratto del cardinale Gregorio Petrocchini.
Porta del Sole
Potete passarci sotto per entrare nel borgo e iniziare la vostra visita. E’ l’ingresso del centro storico di Montelparo. Si tratta della Porta del Sole, risalente al XIII° secolo. Restaurata all’inizio degli anni 2000, anticamente era il punto più avanzato della cinta muraria del castello di Montelparo. La Porta del sole ha l’arco a sesto acuto (ossia un arco con la sommità appuntita e non tonda) di stile gotico in pietra. Dopo esserci passati sotto e aver effettuato l’ingresso al borgo, la strada si fa improvvisamente molto ripida finché si arriva ad un’area pianeggiante da cui sboccano le strade che conducono alla piazza principale e verso le parti più in alto del borgo.
Palazzo Comunale e Torre Civica
Il Palazzo Comunale, situato in via Roma, è parte integrante della cinta muraria ed è integrato con la torre civica. Fu costruito tra la fine del XVII° secolo e gli inizi del XVIII°, mentre la torre civica bellissima e semicircolare – un tempo torre di vedetta, oggi torre monumentale con campana fusa nel 1527 - data del ‘400. All’interno si trovano mobili e quadri provenienti dal vicino Convento Agostiniano e la tela dal titolo “La Strage degli Innocenti” opera di Bartolo da Siena. Nella prima metà del 2024 il Comune ha approvato il progetto per l’intervento sul palazzo, danneggiato dal terremoto del 2016. A pochi passi dal palazzo e dalla torre si trova la Chiesa di Sant’Agostino con il convento.
Convento e Chiesa di Sant’Agostino
La Chiesa di S. Agostino è parte dell’antico convento dei padri agostiniani costruito nel 1686. Il convento, a base quadrata, è dotato di stanze, corridoi, chiostro e locali seminterrati che un tempo fungevano da cantina, granaio, scuderia e ghiacciaia e che attualmente, invece, ospitano un ristorante. La Chiesa di S.Agostino, costruita diversi anni dopo il convento e aperta al culto nel 1730, fu progettata dall’architetto Lucio Bonomi. La sua imponente facciata ha linee classicheggianti. Al suo interno si distingue per bellezza la bussola, posta a protezione dell’ingresso e sopra la quale è collocata la cantoria (una tribuna riservata ai cantori nelle chiese) con l’organo a canne. Dietro l’altare maggiore c’è un coro (ossia lo spazio riservato ai cantori) lavorato in legno e datato 1750. La costante presenza dei padri agostiniani a Montelparo è stata importante nella formazione degli abitanti, sia dal punto di vista spirituale che culturale e dell’istruzione. Gli agostiniani gestirono molte cose a Montelparo, tra cui la Confraternita della Pietà che curava l’assistenza ai malati, ai moribondi e la sepoltura dei morti, l’Opera Pia Ospedale e il Monte di Pietà. Il Comune di Montelparo acquisì sia il convento che la chiesa nel 1861. I locali del convento sono stati anche utilizzati, negli anni, per ospitare gli alunni della scuola media “Aristide Lombi” e della scuola elementare. Oggi una parte del convento è adibita ad ostello comunale.
Museo di Arte Sacra
Il museo di arte sacra, situato in Largo Marconi e inaugurato alla fine degli anni ’90 del ‘900, riunisce oggetti, paramenti (vesti e arredi sacri), candelieri, crocifissi e altro ancora, provenienti dall’ex Convento Agostiniano a testimonianza dell’influenza sulla popolazione che l’ordine monastico ha avuto nei secoli e fin dal 1259, anno in cui si sono insediati a Montelparo. Tra gli oggetti più importanti c’è un crocifisso di madreperla intarsiato del XVII° secolo, diversi piviali (le vesti liturgiche utilizzate dal clero nelle chiese), alcuni dei quali sono rifiniti in oro, dei reliquiari e molto altro. Il convento restò distrutto in seguito al terremoto del 1703, cosicché i frati decisero di ricostruirlo in una parte del paese più solida e sicura. Quando gli ordini religiosi furono soppressi, sia la chiesa che il convento passarono al Comune di Montelparo. Prima che fosse inaugurato il museo, gli oggetti sacri e preziosi che avrebbero poi fatto parte della collezione museale furono conservati in un primo momento nella torre civica del palazzo comunale.