Urbisaglia
Itinerario: Borgo
Rocca Medievale
La Rocca medievale, di forma trapezoidale, domina il centro storico del piccolo Comune marchigiano di Urbisaglia (dal suo primo nome latino Urbs Salvia, per il culto verso la Dea Salus e per questo detta “la città della salute”), in provincia di Macerata. Fu eretta, per come la vediamo oggi, per volontà del Comune di Tolentino nel ‘500 nel luogo in cui con ogni probabilità sorgeva l’arce o il Campidoglio della città romana. La presenza della fortificazione è citata già in alcuni documenti del XII secolo. A causa dei molti scontri tra Urbisaglia e Tolentino, la Rocca è stata riadattata più volte, fino all’ultima versione del 1507. I quattro torrioni e le cortine (che sono i tratti di cinta muraria tra torri e bastioni) hanno una forte scarpatura (che nell’architettura militare è un piano inclinato di terra o muratura che faceva da contrasto alla spinta dei terrapieni) in cui vi sono le bombardiere dove venivano piazzate le bocche da fuoco. Da dove si entrava nella Rocca? Dalla torre di guardia sotto al Mastio, attraverso una scala di legno. Le tracce delle mura romane sono visibili all’interno del torrione sud e, tra questo e il torrione est, si trova una caditoia con funzione di latrina. Il Mastio conserva tre vani che servivano da abitazioni per la guarnigione. Dal punto più alto del Colle di San Biagio, la Rocca – il cui principale scopo era di controllare il borgo e di impedire le ribellioni degli abitanti di Urbisaglia verso il governo di Tolentino – offre un bellissimo panorama che va dai Monti Sibillini al mare.
Serbatoio romano
All’interno del bellissimo parco archeologico, sulla sommità del Colle di San Biagio - il punto più alto della città antica - si trova il serbatoio dell’acquedotto romano di Urbisaglia. Ad esso si accede attraverso un corridoio formato da due gallerie comunicanti della capacità di 1.000 metri cubi, lunghe 51 metri, larghe 2,90 metri e alte 4,10. Il serbatoio, costituito da un cunicolo sotterraneo lungo circa un chilometro e mezzo, serviva a raccogliere e far decantare l’acqua che proveniva dall’acquedotto prima che essa fosse distribuita alla città. L’acqua che usciva dalle bocchette veniva convogliata verso il sistema di distribuzione tramite un castellum aquae (un edificio situato lungo l’acquedotto, tipico dell’epoca romana) e condutture di piombo e terracotta che la distribuivano a terme, fontane pubbliche e case private. I pozzetti di ispezione (lumina) erano utilizzati per controllare il livello dell’acqua e per purificare l’aria. Nella volta a sesto (fatta ad arco semicircolare) vi sono le impronte lasciate dalle tavole usate per gettare la malta cementizia.
Torre campanaria
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Chiesa di San Lorenzo
La Chiesa Collegiata di San Lorenzo, a pianta centrale ottagonale con otto grandi colonne che sorreggono gli archi a tutto sesto (sesto era l’antico nome del compasso, si tratta di un arco a sezione semicircolare di 180°) che reggono la finta cupola, è stata costruita tra il 1790 e il 1812. L’abside venne affrescata all’inizio del ‘900 dall’artista Ciro Pavisa (morto nel 1973) con cinque episodi della vita di San Lorenzo. Nella prima cappella, alla destra dell’ingresso, si staglia il Trittico di Stefano Folchetti di San Ginesio del 1507, con al centro lo sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con Gesù e ai lati San Lorenzo martire e San Pietro apostolo. Sulla predella sono raffigurati i dodici apostoli e al centro Cristo. Nel pilastro laterale sinistro San Sebastiano, San Francesco d’Assisi e San Nicola da Tolentino. Nel pilastro laterale destro San Rocco, Sant’Agata e Santa Apollonia. Nei semipennacchi, l’Annunciazione. Nella seconda cappella alla destra dell’ingresso vi è l’altare del Sacro Cuore, la cui effige è stata molto venerata dagli urbisagliesi e portata in processione nel 1893 per augurare la pioggia dopo una lunga siccità. Ai lati del Sacro Cuore i due affreschi del Pavisa: la Crocifissione e l’Ultima Cena. Nella seconda cappella alla sinistra dell’ingresso vi è la Vergine del Rosario, ad imitazione della Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto conservata a Cingoli. La tela del 1577 raffigura la Madonna in trono col Bambino circondata dai 15 misteri del Santo Rosario, legati fra loro da una corona. La tela alla sinistra rappresenta i santi patroni di Urbisaglia: papa San Pio V, San Lorenzo martire, San Giorgio e San Marone.
Chiesa di San Giorgio
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Chiesa dell’Addolorata
Quella dell’Addolorata è la chiesa più antica del centro storico di Urbisaglia, risalente al secolo XV. Questa era la sede della pievania di San Lorenzo prima della costruzione della Collegiata di San Lorenzo. Nel 1828 la chiesa fu acquistata dalla Confraternita dell’Addolorata, che le attribuì il nuovo nome e ne fece la propria sede. E’ costruita con mattoni a facciavista (senza applicazione di intonaco), con contrafforti di sostegno alla struttura sul lato nord. Il portale in pietra bianca è di origine romana (forse proviene da un arco trionfale). Il rosone (il finestrone decorativo), che era circolare, divenne semicircolare dopo il rifacimento della facciata nel 1886, quando essa – per allineare gli edifici del corso – fu arretrata di un metro e mezzo. L’interno è ad una navata, il tetto è a copertura lignea a capriate (formato da una struttura reticolare di travi). Gli affreschi sono tutti di età rinascimentale, tra i quali, sulla parete sinistra, il Battesimo di Cristo con Giovanni, la Madonna seduta in trono con San Sebastiano e San Rocco e Sant’Antonio abate in trono con gli angeli e Santa Lucia e San Rocco. Sulla parete destra altri affreschi di notevole pregio e sulla parete di fondo l’opera La Vergine della purità col Bambino (del secolo XV e proveniente da una chiesa scomparsa) e un dipinto a tempera del tardo Ottocento. La chiesa è dotata di un gruppo ligneo ottocentesco che viene utilizzato nella processione del Venerdì Santo, che raffigura i personaggi della Passione: Gesù morto, la Vergine addolorata, San Giovanni e Santa Maria Maddalena.
Porta Vittoria
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Porta Trento
Porta Trento (chiamata un tempo Porta Entogge, dalla valle del torrente Entogge, tra Urbisaglia e Tolentino, da cui prende il nome anche una contrada della città) è una delle due porte (l’altra è Porta Piave) che interrompono la continuità delle mura medievali. Porta Trento ha la ghiera in cotto, è ad arco acuto (con la sommità appuntita) ed è parzialmente interrata. L’imponente fornice delimita un vano con volta a botte (struttura semicilindrica che poggia su due muri). Porta Trento veniva chiusa per isolare il paese di notte e quando scoppiavano casi di epidemia, infatti al suo interno, sono ancora ben visibili i cardini che servivano a tele scopo. A destra della fonte c’è un piccolo sportello in metallo (tenuto chiuso a chiave) appartenente al sistema di illuminazione stradale ad olio istituito nell’Ottocento, all’interno del quale veniva agganciata la catena che sosteneva la lampada, catena che veniva sganciata quando si doveva abbassare la lampada per rifornirla d’olio.
Porta Piave (Porta Fiastra)
Porta Piave (un tempo chiamata Porta Fiastra, perché si affaccia sulla valle del Fiastra, un lago artificiale) è insieme a Porta Trento una delle due porte ogivali (a sesto acuto, con la sommità a punta) che interrompono le mura medievali di Urbisaglia. Di notte e durante le epidemie, Porta Piave era l’unica delle due che restava aperta, protetta dalle guardie cittadine che effettuavano approfonditi controlli sui forestieri che volevano fare il loro ingresso all’interno delle mura. Porta Piave, così come del resto Porta Trento, erano difese da torrioni, che furono abbattuti nel secolo XIX per edificare le abitazioni dei nuovi proprietari. Sulle due porte erano collocati gli stemmi del Papa regnante e quello della comunità, raffigurante San Giorgio che uccide il drago.
Sacrario
Il Sacrario dei Caduti di tutte le guerre fu voluto dall’Associazione Reduci e Combattenti di Urbisaglia e costruito sul sito di un’antica chiesa dedicata a San Biagio, le cui più antiche testimonianze risalgono al 1195 e la cui demolizione fu ordinata dal vescovo di Macerata nel 1663 a causa del suo forte degrado. Non solo: nel 1771 fu eretta dai Gesuiti residenti all’interno dell’Abbazia di Fiastra, esattamente sopra il serbatoio romano. Divenne poi proprietà della famiglia Giustiniani Bandini e successivamente donata al Comune di Urbisaglia dalla contessa Maria Sofia Gravina Giustiniani Bandini. Nel corso dell’Ottocento fu più volte attrezzata come lazzaretto in concomitanza delle epidemie di colera. Il Museo delle Armi e delle Uniformi Militari, allestito all’interno del Sacrario, raccoglie cimeli di guerra di notevole interesse, alcuni dei quali risalgono all’epoca dello Stato Pontificio, della Battaglia di Castelfidardo e della Prima Guerra Mondiale.
Loggiato
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Asilo Giannelli
L’Asilo Giannelli si trova poco oltre Porta Vittoria e il Palazzo Comunale, appena fuori l’omonimo Corso Giannelli. E’ un pregevole edificio che si ispira al primo Rinascimento, con i portoni decorati in travertino e le finestre ornate in terracotta. Fu costruito per volontà del conte Alessandro Giannelli, morto a Roma a soli 42 anni, nel 1884, ex membro dell’esercito pontificio e poi di quello italiano col grado di Sottotenente nell’arma di fanteria. Egli decise di destinare tutto il suo patrimonio a favore dei poveri e fondò appunto un Asilo dell’infanzia che, come precisò nel suo testamento, era destinato ai bambini di entrambi i sessi che appartenevano alle famiglie povere del paese. Una lapide del 1888, situata in Corso Giannelli, ricorda il conte Alessandro come uno dei benefattori della città, con queste parole: “Alessandro Giannelli de Conti Viscardi nel MDCCCLXXXII destinò tutto il suo perché sorgesse un Asilo dell’infanzia”. L’Asilo, situato in via Sacrario, fu dedicato appunto al suo benefattore ed è oggi sede della Scuola dell’infanzia e della Biblioteca comunale. “Se tu riguardi Luni e Urbisaglia come sono ite/ e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, / Udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nuova cosa né forte,/poscia che le cittadi termine hanno” (Par., XVI, vv. 73-78)